PINO PASCALI – IL MEDITERRANEO E IL MERIDIONE INCONTRANO LE ESPERIENZE ARTISTICHE INTERNAZIONALI

“Io sono come un serpente
Ogni anno cambio pelle
La mia pelle non la butto
Ma con essa faccio tutto
Quel che ho fatto di recente
Già da tempo mi repelle”

P. Pascali, Io spettatore, 1966

Pino Pascali, forse l’artista pugliese più grande, certamente il più celebre a livello internazionale di tutto il Novecento, nato a Bari da genitori di Polignano a Mare il 19 ottobre del 1935, vive una carriera artistica breve e folgorante.

Si era diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma nel 1959 e aveva cominciato subito a farsi notare come scenografo eseguendo bozzetti, disegni e “corti” per “Carosello” e altre trasmissioni televisive, oltre che disegni e plastici di velieri, treni, corazze.

Nel 1965 tiene a Roma, presso la prestigiosa galleria “La Tartaruga” la sua prima personale con la quale si impone all’attenzione dei maggiori critici d’arte e galleristi  italiani fino ad arrivare, solo tre anni dopo, ad esporre in una sala personale alla XXXIV Biennale di Venezia.Dopo la sua scomparsa (l’ 11 settembre del 1968 moriva a Roma a soli 33 anni) a mostra ancora aperta, gli fu conferito il Premio internazionale per la Scultura.

Scultore, scenografo, performer, Pascali coniuga in modo geniale e creativo forme primarie e mitiche della cultura e della natura mediterranee (la Grande Madre e Venere, il Mare, la Terra, i Campi, gli attrezzi e i riti agricoli) con le forme infantili del Gioco e dell’Avventura (animali della preistoria, dello zoo e del mare, giocattoli di guerra, il mondo di Tarzan e della giungla, bruchi e bachi, travestimenti, Pulcinella).

Nel ciclo di opere dedicate agli animali, è chiara l’intenzione dell’artista: Pascali intende ricostruire una nuova Arca di Noé ingigantita dall’occhio di un bambino, grandi animali leggeri come nuvole oppure realizzati come giochi di peluche ma sempre sovradimensionati nell’uso di materiali quali  tela e struttura in legno, materiali industriali (gli scovoli di acrilico dei “Bachi da setola” ) o peluche sintetico per la “Vedova blu”.

Egli stesso le chiamava le “finte sculture”: sono trofei di caccia, colli di giraffa, code di delfini e balene, rettili.

La tela viene tagliata e usata con una tecnica precisa come un tappezziere può preparare la struttura di un divano, i tagli sono netti e precisi, la grandezza smisurata di queste ‘finte sculture’ finisce per fare da controaltare alla propria leggerezza poiché l’interno è vuoto.

Così Pascali introduce un elemento linguistico nuovo: priva la scultura di una sua precisa connotazione,  il peso. I bianchi animali ricordano le sculture e i bassorilievi del romanico pugliese che l’artista ben conosceva e che il suo fervido mondo immaginario aveva rielaborato inconsciamente; infatti, pur senza mai citare la Puglia o Polignano o le memorie d’infanzia e adolescenza pugliese, la poetica, il linguaggio, le forme, i temi nascono da un substrato mediterraneo e meridionale che si incontreranno a Roma con le esperienze artistiche internazionali (Pop Art, minimalismo americano, Arte Povera).

Il ciclo delle ‘finte sculture’ si divide essenzialmente in due gruppi: il primo comprende gli animali preistorici: (dinosauri, balene, delfini, pescecane, rettili) mentre l’altro si ispira alla natura pura e incontaminata: bianche scogliere, il mare, le cascate, i bambu.

In queste opere è  forte la componente scenografica nonchè  gli elementi di surrealtà visibili nella capacità di mescolare abilmente e con l’ironia che sempre accompagna il lavoro di Pascali : il gigantismo dei giocattoloni, il monumentalismo del bianco romanico pugliese, i fumetti che l’artista amava leggere.

A questo eccezionale artista  è stato dedicato il Museo Comunale d’Arte Contemporanea di Polignano a Mare  “Palazzo Pino Pascali” (l’unico museo d’arte contemporanea stabile in Puglia)  che ha sede nell’ omonimo edificio,  situato sopra l’arco di ingresso al centro storico della cittadina .

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