IL TESORO DI SAN NICOLA: LO SCINTILLIO PREZIOSO DELLA DEVOZIONE AL VESCOVO DI MYRA.

Vai a rubare a San Nicola!” è una delle espressioni tipiche dello slang barese (attualissima tra l’altro in questi anni di crisi) che vuole invitare chi è in difficoltà, a recuperare ricchezza appropriandosi furtivamente dei pezzi della preziosa collezione di reliquie di Santi e di strumenti della Passione di Cristo, custoditi pressola Sala del Tesoro nella Torre del Catapano sita nella Basilica barese.

La ricchezza del numero e dei materiali che compongono il tesoro, trova giustificazione nella storia di Bari. Nel corso della Prima Crociata (1096), infatti,  la città fu scelta come tappa principale europea prima di imbarcarsi per Costantinopoli o perla Terra Santa e per oltre mezzo secolo la cripta della basilica divenne crocevia per cavalieri, mercanti, vescovi, monaci e semplici pellegrini, i quali, di ritorno dalla Terra Santa, portavano con sé le reliquie di diversi Santi dell’antichità cristiana.

Le reliquie più antiche, ovvero quelle di S. Tommaso Apostolo, di S. Vincenzo Martire e dei capelli della Vergine, nonché (probabilmente) quelle di S. Giacomo Maggiore e S. Giacomo Minore, risalgono al periodo dell’Abate Elia (il benedettino che il 9 maggio 1087 ricevette dai marinai le reliquie di San Nicola).

Successivamente, Carlo II d’Angiò, dopo la sua liberazione dalla prigionia siciliana, divenne il protagonista di una seconda ondata di donazioni molto particolari per la bellezza e la preziosità dei reliquiari della Passione del Signore, in particolare il Legno della Croce e la Sacra Spina. Tra questi spiccano la coppia di candelieri in cristallo di rocca, il  reliquiario di San Sebastiano, la croce reliquiario con struttura a gigli nei contorni dei bracci impreziositi da smalti in azzurro su fondo rosso.

La pregevolezza dei manufatti si racconta attraverso il luccichio di oro e argento minuziosamente lavorati  a cesello, a sbalzo, in riccioli di filigrana che accolgono meravigliosi smalti e pietre dagli accostamenti cromatici di grande effetto; le forme, i volumi rivelano il passaggio dalla rigidità del Medioevo alla rotondità e  alla ricchezza decorativa che plasma i metalli dal Cinquecento in avanti.

I cristalli di Rocca dei candelieri uniti al vetro delle  bottiglie contenentila Santa Manna (l’acqua che si forma nella tomba del Santo) regalano trasparenza e leggerezza al peso del metallo che nelle coperte dei Sacri Libri si mescola ai tessuti o incontra il legno delle icone russe.

È una collezione che toglie il fiato, che tocca l’intimità della fede e della devozione verso questo grande uomo di Dio, una devozione talmente forte per i baresi sicuramente  incapaci di mettere in pratica quel furto riuscito, invece, ai protagonisti del film di Dino Risi “Operazione San Gennaro”.

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