IL GIOCO D’AZZARDO: LA MALATTIA DEL NOSTRO TEMPO

Spesso incontro, andando al bar per un caffè, numerosi e accaniti giocatori sfregare in fretta e furia “gratta e vinci”, vincere pochi euro e rinvestirli in un nuovo biglietto, annerire con la penna le schedine del superenalotto e scommettere su qualsivoglia attività.

Spesso mi sono chiesta il significato di questa tassa che liberamente si sceglie di pagare allo Stato, in fondo tasse ce ne sono già molte.

Spesso mi chiedo come faccia lo Stato a permettere tutto questo. Motivo economico? Sicuramente è di cattivo gusto mandare in onda la pubblicità dei monopoli di stato che alla fine ti invita  a giocare con moderazione. Ma cosa significa con moderazione?  Non dovresti forse essere tu Stato ad essere moderato, a mettere delle limitazioni, ad impedire che la gente che ti appartiene si rovini vicino a slot machine piuttosto che con scommesse e sistemi? Forse dovresti essere tu Stato ad impedire tutto questo, invece giochi al guadagno condannando i casinò (privati) e incrementando le macchinette nelle tabaccherie.

Spesso mi sono interrogata sulle motivazioni di questo accanimento e soprattutto sulle motivazioni che spingono tanta gente a spendere stipendi e pensioni nelle tabaccherie delle nostre città.

Francamente me lo chiedo spesso, ma non sono mai riuscita a darmi risposte, ho liquidato i miei pensieri con un “questi sono matti”.

Ma non sono l’unica che si pone delle domande. Lo scorso 24 febbraio il Presidente della Cei, il cardinal Bagnasco, in occasione del convegno “Gioco d’azzardo e usura”, ha voluto rimarcare i danni provocati dal gioco d’azzardo: ”Siamo di fronte ad una vera emergenza sociale . Quando si bruciano infatti le risorse, inseguendo il miraggio della vincita, resta solo la cenere, per continuare a sbarcare l’inevitabile lunario, si cercano altre strade rovinose per se’ e per i propri cari”.

La chiesa spesso ha manifestato il proprio dissenso verso questa “malattia” del nostro secolo, sempre Bagnasco l’ha definita ”una piovra che allunga i suoi mortali tentacoli promettendo molto e sradicando moltissimo, non di rado tutto”.

In Italia infatti, ci sono ben 1 milione e 800 mila giocatori a rischio e tra questi 800 mila sono giocatori patologici e compulsivi e, nello scorso anno, sono stati spesi in gioco circa ottanta miliardi, quasi il doppio della manovra “salva Italia” del Governo Monti.

Ma ci sono soluzioni? Credo fortemente che una decisa sterzata si debba e si possa dare, ma implica un cambiamento culturale, un cambiamento profondo che parta dalle nuove generazioni, un cambiamento di coscienze che porti a pensare che non esiste il guadagno facile senza lavoro, che solo con sacrificio e fatica si possono raggiungere dei risultati e soprattutto che nella vita i soldi non sono di certo tutto e non fanno la felicità, anche se sicuramente aiutano a vivere.

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