RIPOSO GIORNALIERO: UN DIRITTO PER ENTRAMBI I GENITORI

La parità dei sessi continua a far discutere.

Se da una parte le donne rivendicano il diritto di lavorare, anche svolgendo mansioni che prima erano considerate prerogative del “sesso forte”, dall’altra gli uomini chiedono di essere parificati alla donna, con riferimento ai diritti e doveri nei confronti dei loro figli.

Così, il D.lgs n. 151/2001, “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità”, ha rappresentato l’iniziativa legislativa di settore di maggior rilievo, laddove ha consentito l’assenza dal lavoro sia per il padre sia per la madre, durante il primo anno di vita del figlio e per una o due ore al giorno.

Oggi, infatti, è possibile per i padri italiani fruire del permesso giornaliero, in presenza di condizioni tassative:

  1. quando il figlio è affidato al solo padre;
  2. in alternativa, alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvalga;
  3. quando la madre è lavoratrice dipendente;
  4. in caso di morte o infermità della madre.

E l’ipotesi di congedo nel caso di madre casalinga?

La fattispecie non sembra, infatti, essere contemplata nell’elencazione fornita dal Decreto, quando invece rappresenterebbe un banco di prova per misurare realmente il diritto alla parità tra i genitori.

Tanto è vero che già L’INPS, prima nel 2003 e poi nel 2006, con delle circolari aveva espressamente negato il diritto del padre al riposo giornaliero, rilevando come esso fosse necessariamente legato a quello della madre: non sussistendo per quest’ultima, in quanto lavoratrice non dipendente, non sarebbe dovuto sussistere neanche per il padre.

Fortunatamente, dopo svariate sollecitazioni della giurisprudenza degli ultimi anni, tale rigida impostazione è stata scardinata, in favore del pieno riconoscimento del diritto al riposo giornaliero al padre lavoratore con moglie casalinga.

La norma – hanno chiarito i Giudici – è nata per dare sostegno alla famiglia e alla maternità, così come previsto dall’articolo 31 della Costituzione e, quindi, è volta a garantire anzitutto la cura del neonato, anche qualora la madre sia impegnata in altre attività, come ad esempio la cura quotidiana della casa e della famiglia.

In tal senso si è mosso anche l’INPS.

Con circolare n. 112 del 15.10.2009 Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ha, infatti, recepito le indicazioni giurisprudenziali, autorizzando il padre lavoratore dipendente con moglie casalinga, a “fruire dei riposi giornalieri nei casi di oggettiva impossibilità da parte della madre di dedicarsi alla cura del neonato, perché impegnata in altre attività”.

La domanda per l’indennità del padre lavoratore va presentata al datore di lavoro e in forma libera anche alla sede INPS di residenza (o domicilio se diverso dalla residenza) o, in alternativa, spedita per raccomandata.

È già un passo in avanti…

di Simona Attollino e Roberta Cupertino

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