FINO A CHE MORTE NON VI SEPARI?

“Fino a che morte non vi separi”, si ascolta spesso nei film d’amore!

Ebbene no! Pare che le coppie pugliesi, nel 2011, non siano andate propriamente “d’amore e d’accordo”.

Sono, infatti, quasi 200 i matrimoni annullati nello scorso anno dal Tribunale ecclesiastico Pugliese: si tratta, in alcuni casi, di legami durati pochi giorni, ma in altri anche qualche anno.

Vizi del consenso, si dice in gergo tecnico: può darsi, cioè, che la convinzione a contrarre il vincolo matrimoniale non era del tutto sincera sin dall’inizio oppure si era esclusa la cosiddetta “indissolubilità” dello stesso.

In sostanza, già dal giorno del fatidico «sì» sull’altare, entrambi i nubendi, o anche semplicemente uno di essi,  era già consapevole che non sarebbe durato per sempre, come nei film.

Svariate, tuttavia, le cause di nullità riscontrate nelle statistiche del Tribunale, rese note durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario: dall’impotenza (solo un caso), al “difetto di giudizio e l’incapacità di assumersi oneri coniugali per cause psichiche”, fino “all’esclusione della fedeltà”.

C’è, addirittura, chi ha omesso di rendere noto al coniuge di aver già contratto un precedente matrimonio religioso agli effetti civili e di aver successivamente anche divorziato. In effetti, fino a quando non sarà ammessa la bigamia in Italia, la circostanza rappresenta un evidente impedimento da vincolo preesistente!!

Operai, impiegati, militari e casalinghe. Queste la categorie sociali maggiormente interessate, al contrario del luogo comune che riconosceva la possibilità di ricorrere alla giurisdizione ecclesiastica solo a pochi, considerati i costi per sostenere il relativo procedimento. Grazie, infatti, ai “Patroni stabili”, ovvero ai consulenti che offrono  patrocinio gratuito, i coniugi possono sperare di ottenere giustizia a costi zero: al pagamento delle spese processuali e alla retribuzione degli stessi consulenti provvede il Tribunale ecclesiastico, attraverso le risorse della CEI.

“Sarebbe importante che la Chiesa continuasse a seguire gli sposi anche dopo il matrimonio in un cammino di crescita comune”, ha detto l’arcivescovo di Bari-Bitonto, Mons. Francesco Cacucci.

E come dargli torto! Effettivamente potrebbe essere una strada da percorrere per ridurre i ricorsi in Tribunale.

di Simona Attollino

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