RAFFAELE ARMENISE: UN PITTORE DA PALCOSCENICO

In questi giorni,  grandi polemiche animano la gloriosa storia del teatro Petruzzelli, sul cui palco scenico le più grandi opere cominciavano, prima dell’incendio scoppiato nel dicembre del 1991,  con l’apertura del sipario  raffigurante L’ingresso trionfale di Orseolo II in Bari magistralmente dipinto da Raffaele Armenise.

Il pittore barese nel 1889 decorò il teatro insieme allo scultore Pasquale Duretti, affrescando  al centro del soffitto un grande quadro allegorico con la Musica, il Ballo, la Poesia ed ai lati quattro medaglioni con i musicisti pugliesi, G. Tritto, L. Capotorti, G. Insanguine, S. Fichera, e cinque medaglioni più piccoli nonché la volta del teatro, suddivisa in quattro sezioni, con i seguenti soggetti: Il carro di TespiLa corsa romanaIl  torneo medievaleLa corrida.

Raffaele Armenise nacque il 19 marzo1852 a Bari, dove iniziò il suo percorso di studi con il maestro Nicola Zito.

Vincitore di un concorso provinciale per il disegno, si trasferì a Napoli nel 1869 e  frequentò per sei anni i corsi di pittura dell’Accademia. Terminati i corsi, nel 1875 aprì un proprio studio a Capodimonte  dedicandosi alla pittura di genere con cui riscosse un buon successo di mercato. In quegli anni, dal 1872 al 1880,  partecipò alle esposizioni promotrici napoletane; l’opera di rilievo di questo periodo è il dipinto Dall’usuraio ebreo (Napoli, Banco di Napoli), opera d’ambiente realizzata con la tecnica verista.

La sua carriera fu un continuo progredire, e gli valse frequenti premi nei concorsi. Nel 1880 partecipò all’Esposizione di Torino con il dipinto I libertini, e a Venezia nel 1887 con il ritratto di Giuseppe Verdi e con La festa del paese.

Nel 1881 si trasferì a Milano per collaborare allo stabilimento oleografico del suocero U. Borsino, riproducendo opere a scopo commerciale, come il Cristoforo Colombo e Leone X che visita Raffello, due opere di Raffaello Postiglione.

Armenise curò anche una fertile attività di illustratore, collaborando con disegni e litografie a diversi settimanali dell’epoca

L’artista rimase legato a generi pittorici convenzionali, come la pittura di genere, da lui praticata come abbiamo visto dai suoi esordi napoletani. Un esempio ne sono i dipinti con cui partecipò alla I Biennale meridionale di Bari del 1924, Ponte vecchio di Polignano (Bari, Pinacoteca Provinciale) e Grotta di Polignano (ubicazione ignota), risalente perlomeno al 1906.

Si spense il 14 gennaio1925 a Malgrate, nel lecchese.

Fra le sue opere migliori ricordiamo: Il Vaticano, acquistato dalla Società di Belle Arti di Genova; Lo scotto troppo caro, attualmente in una galleria privata di Boston; La prova del velenoI fratelliniLa visita a Sua Eminenza, nel Museo Revoltella di Trieste; I compari di San GiovanniLa famiglia del cieco L’infanzia, nel Museo Mitchelle di Nuova Orleans.

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