IN RICORDO DI ALDO MORO

Il nostro editoriale è dedicato alla figura di Aldo Moro, illustre giurista barese, a 34 anni dalla sua tragica scomparsa…..

Aldo Moro nacque il 23 settembre1916 aMaglie, in provincia di Lecce.

Conseguitala Maturità Classica al Liceo “Archita” di Taranto, si iscrisse presso l’Università degli Studi di Bari alla Facoltà di Giurisprudenza e conseguì la laurea discutendo una tesi dal titolo “La capacità giuridica penale”.

Negli annali dell’Università di Bari il nome di Aldo Moro è ricorrente. Dapprima come studente brillante, poi come docente apprezzato, infine in quanto politico illuminato, perché capace di impostare lo sviluppo del territorio attraverso la sua crescita culturale.

A novembre del ‘38 era già laureato con lode in Giurisprudenza, tanto che l’allora Rettore Biagio Petrocelli lo menzionò nel suo discorso inaugurale dell’anno accademico ‘38-‘39, annunciando che la facoltà aveva deliberato di pubblicare, a spese dell’Università, la tesi del giovane neolaureato.

«Trattasi – sottolineò il Magnifico – di un lavoro che è indice di singolari attitudini all’elaborazione scientifica».

Fu l’inizio di una lunga carriera accademica: già quell’anno Moro fu nominato assistente volontario alla cattedra di diritto e procedura penale; nel ‘40, quando aveva solo 24 anni, fu incaricato dell’insegnamento di Filosofia del diritto e di quello di Storia e politica coloniale; a 35 anni era ordinario di Diritto penale.

Nel 1946 divenne vicepresidente della Democrazia Cristiana e fu eletto all’Assemblea Costituente, entrando a far parte della Commissione incaricata di redigere il testo costituzionale e, nel 1948, venne nominato sottosegretario agli esteri nel gabinetto De Gasperi. Nel luglio del 1976 viene eletto Presidente del Consiglio nazionale della Dc.

Il 16 marzo 1978, il tragico epilogo della vita dello sfortunato politico. Un commando di Brigate Rosse irrompe nella romana via Fani, dove in quel momento transitava Moro allo scopo di recarsi in Parlamento per partecipare al dibattito sulla fiducia del quarto governo Andreotti,  massacra i cinque uomini di scorta e rapisce lo statista. Poco dopo, le Brigate rosse rivendicano l’azione con una telefonata all’ Ansa. Tutto il Paese percepisce chiaramente che quell’attentato è un attacco al cuore dello Stato e alle istituzioni democratiche che Moro rappresentava.

Il 18 marzo una telefonata al ”Messaggero” annuncia il ”Comunicato n.1” delle BR, che contiene la foto di Aldo Moro e annuncia l’inizio del suo ”processo” mentre, solo il giorno dopo,Papa paolo VI lancia il suo primo appello per Moro. I servizi segreti di tutto il mondo non riuscirono a trovare la prigione dei terroristi, ribattezzata prigione del popolo”, e da cui Moro invocava incessantemente, tramite numerose lettere, una trattativa.

Il 9 maggio, dopo più di cinquanta giorni di prigionia ed estenuanti trattative con gli esponenti dello Stato di allora, lo statista viene barbaramente assassinato dalle BR. Attorno alle 13, 00 la  drammatica telefonata degli aguzzini di Moro, i quali resero noto che il suo corpo poteva essere rinvenuto cadavere nel bagagliaio di un’auto in via Caetani. Secondo le ricostruzioni, ancora frammentarie malgrado i molti anni trascorsi, lo statista sarebbe stato ucciso dal brigatista Moretti nel garage di via Montalcini, il covo usato dai brigatisti appunto come ”prigione del popolo”.

L’università barese ha voluto omaggiare lo studente, assistente, professore, che troppo presto è stato strappato all’accademia barese, intitolando l’ateneo a suo nome. Il Presidente Napolitano, intervenuto per la cerimonia dell’inaugurazione dell’anno accademico 2009/10 dell’Università degli Studi con l’intitolazione dell’ateneo ad Aldo Moro, ha elogiato la scelta di intitolare ad Aldo Moro l’Ateneo barese, ha ricordato che “in lui cultura e politica si fondevano naturalmente, senza residui” e rilevato quanto disse lo statista nell’Assemblea costituente che ”i principi dominanti della nostra civiltà e gli indirizzi supremi della nostra futura legislazione” andassero sanciti in norme costituzionali per “sottrarle all’effimero gioco di semplici maggioranze parlamentari”.

 di Simona Attollino e Roberta Cupertino

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