MARIO CARLI

“La personalità letteraria del nostro caro compianto poeta Mario Carli non può essere disgiunta dalla sua personalità di futurista squadrista ardito giornalista d’assalto e uomo politico. Egli rappresenta perfettamente il dinamico Italiano di questo nostro tempo travagliato e drammatico, che impose ai ventenni un sogno di patriottismo novatore…nel 1913 Mario Carli appare come uno dei più fervidi e più intelligenti poeti futuristi…” così scriveva Filippo Tommaso Marinetti del suo collega  e amico Carli.

Un futurista con la F maiuscola, un uomo che il futurismo l’ha fatto, la premessa del futurismo, la sua conclusione e l’andare oltre, un personaggio che l’ha voluto e a cui non è stato reso così tanto merito.

Attivista e partecipatore entusiasta all’impresa fiumana; dichiaratamente nazional-bolscevico;  entrato presto in rotta di collisione col fascismo, scrittore fecondo e poliedrico, spaziò con il suo stile febbrile dal romanzo sperimentale Retroscena (1915), al resoconto della sua esperienza nella Repubblica del Carnaro Con d’Annunzio a Fiume (1920), alla poesia di cui darà completo manifesto nella raccolta La mia divinità (1923).

La recente rivalutazione del periodo del Futurismo ha fatto di Carli un personaggio assai considerato. Al centro della sua produzione c’è l’esaltazione del dinamismo esistenziale, nella convinzione che la vita sia energia, sforzo di realizzare le proprie possibilità, sprezzando i pericoli e i sacrifici.

Noi Carli lo ricordiamo non solo per la sua perosalità eclettica e innovativa ma anche per le sue radici, nato a San severo nel 1888, da padre romagnolo e madre pugliese, maturò artisticamente a Firenze collaborando con alcune riviste locali: “La difesa dell’arte” (1900-1910), “Il centauro” (1912-1913), “La rivista” (1913).

Negli anni dieci incontrò Tommaso Marinetti, con il quale strinse una profonda amicizia che resterà inalterata fino all’ultimo e aderì al movimento Futurista, partecipando attivamente alla cosiddetta pattuglia azzurra.

Durante quegli anni diede vita, con tutto il gruppo umano con cui aveva redatto quelle riviste, alla celeberrima L’Italia futurista la pubblicazione più rappresentativa del pensiero futurista durante la Guerra, una rivista di avanguardia che divenne il punto di riferimento per tutta una generazione di giovani assetati di novità e che accoglieva gli esperimenti di chiunque.

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