OCCHIO AI FARMACI SUL WEB

 “Questo caso dolorosissimo, al di là delle responsabilità personali e degli accertamenti giudiziari in corso, riaccende i riflettori pubblici sul fenomeno sempre più diffuso dell’acquisto di prodotti farmaceutici e parafarmaceutici sul web”.

 È quanto afferma il senatore del Pdl, Luigi D’Ambrosio Lettieri, Presidente dell’Ordine dei farmacisti delle province di Bari e Barletta-Andria-Trani, a proposito della morte della donna di 29 anni di Barletta, Teresa Sunna, avvenuta solo pochi giorni fa in un centro sanitario privato della città, nel corso di un esame clinico per un’intolleranza alimentare a causa di un farmaco reperito on line .

L’esponente politico continua: “l’allarme sull’acquisto di farmaci su Internet è stato a più riprese lanciato dal sottoscritto e dal generale dei Nas, Cosimo Piccinno che con grande dedizione, sensibilità e professionalità, è impegnato da tempo insieme ai suoi uomini nella lotta a questo particolare fenomeno, così pericoloso per la salute delle persone”’.

 In effetti, il fenomeno è fortemente diffuso nel nostro Paese e rappresenta, ad oggi, anche un giro d’affari molto redditizio: strano, ma vero, il mercato di medicinali falsi produce circa 150 volte più rispetto a quello delle sostanze stupefacenti.

Si stima, infatti, che per ogni euro investito dalle organizzazioni criminali nel commercio di farmaci contraffatti si genera un guadagno di 2.500 volte.

E quello della contraffazione è un fenomeno in continua crescita, già incrementato di dieci volte negli ultimi cinque anni.

Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, s’intende contraffatto “un farmaco la cui etichettatura è stata deliberatamente preparata con informazioni ingannevoli in relazione al contenuto”.

Ebbene, a questa puntuale definizione, purtroppo non corrisponde una altrettanto efficace regolamentazione.

In effetti, sebbene la normativa italiana vieti l’istituzione delle farmacie online, di fatto l’accesso alla rete per l’acquisto di sostanze non autorizzate non risulta soggetto a particolari restrizioni. Il caso della donna di Barletta testimonia, appunto, la facilità dell’acquisto via internet, in questo caso, dal mercato inglese.

Gran parte dei siti web non richiede prescrizione medica, sebbene in taluni casi obbligatoria per legge e, solo in rare ipotesi, è sufficiente una ricetta inviata via fax, senza alcuna garanzia.

Manca, quindi, una precisa regolamentazione che possa, in concreto, arginare il fenomeno: le leggi non sono specifiche e le sanzioni sono molto meno efficaci rispetto a quelle applicate nei confronti degli spacciatori.

 Gli italiani acquistano, così, principalmente prodotti contro i problemi di impotenza o anabolizzanti per ottenere una perfetta forma fisica: è ciò che emerge dagli innumerevoli sequestri (da 43.500 nel 2010 a 79 mila nel 2011) effettuati dei Nas.

L’Italia, numeri alla mano, se la cava meglio del resto del mondo: nel nostro Paese secondo il Censis, la percentuale di farmaci contraffatti sul mercato è stimabile a meno dello 0,1%, contro l’1% europeo e il 10% a livello mondiale.

Un dato confortante, si fa per dire.

Occhio, quindi, agli acquisti “facili” e anche alla grafica e ai contenuti degli stessi siti: solitamente le “vetrine virtuali” riescono ad imbrogliare anche il navigatore più esperto, proponendo nel migliore dei modi i prodotti farmaceutici e confortando il cliente sulla genuinità degli stessi.

La vicenda di Barletta testimonia il fatto che i trafficanti di medicinali sono sempre più aggressivi e l’e-commerce killer, che sembrava sino a qualche anno fa prerogativa solo delle zone più arretrate del mondo, oggi si fa strada anche nelle società occidentali.

 di Simona Attollino

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *