RIFORMA DEL LAVORO: ECCO COSA CAMBIA

Ancora scontro tra Governo e sindacati sulla riforma del mercato del lavoro.

Il fulcro delle discussioni riguarda principalmente l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, ma non si limita solo a questo.

Ed intanto il Governo deve fare i conti con le differenti proposte di sindacati, Pd e Pdl, ma anche con la necessità di non “snaturare il disegno di legge”.

Se da una parte, infatti, il Pd propone di seguire il “modello tedesco”, con la previsione di affidare al giudice la scelta tra reintegro e indennizzo anche per i licenziamenti per motivi economici dall’altra il Pdl si oppone, evidenziando la contraddittorietà di una simile soluzione.

I Ministro del Lavoro, Elsa Fornero, va avanti per la sua strada, sostenendo che “con questo provvedimento per la prima volta dopo tanti anni cerchiamo di creare le condizioni per aumentare l’occupazione, rimettiamo mano agli ammortizzatori sociali”. E, sullo strumento tecnico aggiunge: “Un decreto legge sarebbe stato una forzatura”, “ma guai – avverte – se questo venisse letto come un cedimento che consente ai partiti di fare melina, di annacquare la riforma. Sarebbe un disastro per l’Italia, anche sui mercati”.

La riforma del mercato del lavoro Monti- Fornero segna una svolta nel metodo e nei contenuti: nel metodo perché sancisce la fine della concertazione, che dall’inizio degli anni Novanta ha attribuito ai sindacati un potere di codecisione sulle questioni di politica del lavoro e del Welfare.

Nei contenuti perché abbatte il totem dell’articolo 18, la norma dello Statuto dei lavoratori del 1970 che garantisce il diritto al reintegro nel posto di lavoro a chi viene licenziato senza giusta causa o giustificato motivo nelle aziende con più di 15 dipendenti.

Si è sempre trattato, in fondo, di una tutela assoluta assicurata dalla legge, frutto della stagione delle lotte sindacali per l’affermazione dei diritti e per il miglioramento delle condizioni dei lavoratori in un’Italia. Allora, duranti gli anni ’60-’70, la situazione politica era profondamente diversa, trainata dal lavoro nelle grandi fabbriche, sia private sia delle partecipazioni statali, in un mondo non globalizzato.

Ebbene, dopo 42 anni di onorato servizio la norma simbolo dello Statuto va in pensione. E muore, anche, il posto fisso.

In dettaglio, ecco cosa cambia:

In tema di licenziamenti: questi potranno avvenire per motivi economici, attinenti all’attività produttiva e all’organizzazione del lavoro. E’, altresì, previsto il licenziamento per motivi disciplinari ed in questo caso sarà rimessa al giudice la possibilità di un indennizzo o del reintegro.

Indennità: la misura dell’indennità in caso di licenziamento sarà determinata dal giudice, per una durata tra 15 e 17 mesi. Dal 2017 entrerà a regime l’Aspi, Assicurazione sociale per l’impiego, rimpiazzando l’indennità di mobilità.

Precariato: si prevede l’inserimento giovanile nel mondo del lavoro con l’apprendistato, ma le aziende potranno ricorrervi solo a condizione di assumere una parte degli apprendisti. Per il lavoro a tempo determinato ci sarà un contributo extra dell’1,4 %, recuperabile in caso di stabilizzazione.

Ammortizzatori sociali: resta la cassa integrazione, ma con alcune modifiche. Anche la cassa integrazione straordinaria rimane ma, dice il ministro Elsa Fornero, sarà «ripulita»: non varrà per cessazione di attività e di mobilità. In caso di cessazione di fatto dell’attività dell’impresa, si passa dalla Cig a mobilità e Aspi.

Donne: Per le donne arriva una maggiore tutela in caso di maternità. La riforma infatti prevede una stretta sulle dimissioni in bianco che alcune aziende fanno firmare alle lavoratrici assunte. Una condizione illegale che di fatto rende molto rischiosa sotto il profilo lavorativo un’eventuale maternità, che «costringe» le donne alle dimissioni

Il dilemma, tuttavia, permane: sarebbe stato meglio restar fermi sulla condizione attuale o è giusto credere in questa riforma, che ci viene propinata come l’amara medicina che permetterà una svolta concreta sul tema dell’occupazione?

È un nodo difficile da sciogliere. Non resta che fidarci.

Di Simona Attollino e Roberta Cupertino

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