CORRADO GIAQUINTO: molfettese “primer pintor de Cámara”

C’è una Passione tutta pugliese tra i dipinti esposti al museo del Prado a Madrid.

Si tratta di alcuni soggetti facenti parte del ciclo di otto tele sulla Passione di Cristo dipinte dal molfettese Corrado Giaquinto poco dopo il suo arrivo in Spagna nel 1753, quando iniziò a dipingere per la cappella del re nel palazzo del Buen Retiro a Madrid.

Corrado Giaquinto nacque a Molfetta nel 1703. Figlio di un  sarto, appartenente ad una famiglia umile,  venne avviato allo studio delle lettere, ma un gesuita locale, il Lacchini, scorgendo il suo talento artistico, lo invogliò alle pratiche di apprendistato presso la bottega del pittore locale Saverio Porta

Dopo aver ricevuto la sua prima formazione in paese, continuò i suoi aggiornamenti a Napoli, dove potè studiare dapprima presso Nicola Mattia Rossi,  ma sicuramente fu influenzato anche dal grande eclettismo del Giordano e dalla pittura del Solimena. Nel 1724 tornò a Molfetta per poi ripartire nuovamente alla volta di Napoli che, in questo periodo, era una delle capitali culturali italiane, grande fucina di idee e di correnti culturali, trampolino di lancio su scala europea per molti artisti.

Nel 1727 a Roma aprì una bottega ed ottenne commissioni importanti; il soggiorno capitolino non solo dovette aprirgli definitivamente  le porte dell’Europa, ma dovette permettergli anche di confrontarsi con pittori del calibro di Maratta e Conca. Questi due elaborarono un linguaggio caratterizzato da composizioni estremamente complesse e da forti contrasti chiaroscurali, uno stile che riscosse grande successo nella capitale e non solo. Nelle opere realizzate durante gli anni romani, si nota un certo miglioramento nel disegno e una migliore padronanza nell’ambientazione della scena.

Giaquinto, allora, allineandosi a questa corrente,  ricevette importanti commissioni da parte di monarchi, come la pala per il re Giovanni V di Portogallo. A Roma il maestro si affermò anche in qualità di frescante; come afferma lo stesso De Dominici nella biografia del pittore, “non vi fu né Prelato, né Cardinale, che non volesse avere qualche sua opera nella propria Galleria.”

La sua escalation fino a diventare un pittore di fama internazionale, ebbe il via proprio dalle commissioni romane, ma  passò prima per Torino, altro centro d’avanguardia culturale, dove fu invitato niente meno che da Filippo Juvarra, con il quale collaboro’  nel 1733 . Ed è proprio qui che probabilmente si cimentò nelle prime grandi decorazioni per un ciclo a tema profano di respiro internazionale  ma anche in opere sacre.

Nel 1738 il pittore è nuovamente a Roma, dove firma l’Assunzione della Vergine, importante commissione di papa Alessandro VIII. Tra le commissioni importanti ottenute nella capitale ci furono  i lavori di restauro perla Basilicadella Santa Croce in Gerusalemme, per la quale fornì tre enormi tele per la volta, e la commissione di Carlo III di Spagna che gli affidò la realizzazione di un dipinto perla Chiesadella Trinità degli Spagnoli di via Condotti.

Di seguito a tale opera il re di Spagna lo chiamò nella capitale spagnola a ricoprire il posto di pittore di corte che era stato di J. Amigoni.

Il 21 giugno 1753 arrivò a Madrid, accompagnato dalla moglie, dal fratello minore e dalla figlia Maria Vittoria. In agosto venne nominato “primer pintor de Cámara” e alla fine dell’anno direttore dell’Accademia di S. Fernando con il compito di sovrintendere a tutti i lavori in corso nel nuovo palazzo reale di Madrid.

All’inizio del suo soggiorno spagnolo Giaquinto restaurò alcune opere di Luca Giordano nel palazzo del Buen Retiro e sovraintese alla decorazione della chiesa e del convento delle salesiane di Madrid ; nel 1754 iniziò a lavorare per il castello di Aranjuez.

Al giugno del 1754 risale la commissione di maggior prestigio ricevuta dall’artista durante la sua permanenza in Spagna; si tratta dei dipinti eseguiti in diversi ambienti, e a varie riprese, nel nuovo palazzo reale di Madrid. Tra il febbraio e il settembre del 1755 affrescò la cupola della cappella reale con il Paradiso e quattro Santi nei pennacchi. Tali affreschi rappresentano una sorta di summa della sua produzione italiana, sintesi di molteplici esperienze. Il Giaquinto si occupò anche della decorazione delle volte dell’atrio d’entrata. Negli anni compresi tra il 1759 e il 1762 eseguì i monumentali affreschi nella sala oggi detta delle Colonne raffiguranti il Trionfo del Sole e, nello scalone d’onore, la Monarchia spagnola che offre alla Religione i trofei delle sue vittorie e i prodotti delle sue terre; per tali ambienti disegnò anche la decorazione scultorea.

Del cospicuo numero di opere lasciate in Spagna dall’artista si ricordano anche la doppia serie di dipinti destinati agli oratori del re Ferdinando VI e della regina Barbara di Braganza nel palazzo del Buen Retiro; per il primo dipinse sei tele con Episodi della Passione, una con la Ss. Trinità e una con Putti che reggono l’effigie di Cristo, oggi collocate in diversi musei, per la seconda cinque tele con Episodi della Passione ; si rammentano inoltre le due versioni della Giustizia e la Pace .

Per ragioni di salute, ma forse anche per l’arrivo di Giovan Battista Tiepolo e di Anton Raphael Mengs alla corte spagnola, promotore quest’ultimo di un profondo mutamento artistico e suo successore nelle cariche, il Giaquinto, con il permesso del re, decise di lasciarela Spagna. Nelgiugno del 1762 giunse a Napoli dove trascorse gli ultimi anni della sua vita. La scelta di Napoli fu probabilmente condizionata dall’obbligo di rimanere in qualche maniera a disposizione della monarchia spagnola, visto che gli fu concessa una rendita vitalizia anche dopo il suo congedo definitivo avvenuto alla fine di questo stesso anno.

Corrado Giaquinto morì a Napoli il 18 aprile 1766.

2 comments

  1. Nella biografia, pur se molto affidabile, ci sono alcuni errori. Eccoli: sulla commissione della pala d’altare della SS. Trinità dei Condotti, Carlo III non c’entra nulla; la figlia Maria Vittoria nacque in Spagna nel 1754; la cupola della cappella del palazzo reale di Madrid è dedicata all’Incoronazione della Vergine; Giaquinto fu chiamato in Spagna in seguito alla morte di Amigoni, ma per altri motivi; L’Assunta di Rocca di Papa fu commissionata dal card. Pietro Ottoboni nipote di Alessandro VIII e non dal Papa, morto prima che Giaquinto nascesse, ecc.
    (Corrado Natalicchio, autore del libro “Corrado Giaquinto, vita, opere e contesti, Molfetta 2009”)

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