COLAZIONE DA DE NITTIS

“Mamma, ma chi è il signor Giuseppe De Nittis?”,  chiedevo sempre da bambina quando leggevo quel nome all’inizio della strada in cui abito.

Qualche anno dopo mi sono imbattuta in una delle sue opere (a mio parere la più bella)  e me  ne sono innamorata immediatamente: è la “Colazione in giardino” del 1883.

Il dipinto dell’artista di Barletta si riallaccia ad un tema tanto caro ai pittori impressionisti parigini, con evidenti richiami alla “Colazione sull’erba” di Manet e alla “Colazione dei canottieri” di Renoir.

I soggetti di questo raffinatissimo dipinto sono la moglie Léontine ed il figlioletto Jacques ritratti al tavolo della colazione mattutina, nel giardino di casa, con il terzo posto – quello dell’artista stesso – lasciato vuoto, quasi come se si fosse allontanato momentaneamente per scattare una fotografia e tornare a sedersi subito dopo.

La composizione è equilibrata e bilanciata, il verde del prato e il candore delle anatre che gironzolano per il giardino sono risaltati dalla controluce che delicatamente contrasta con l’ombra in cui siede la sua signora, vestita con uno splendido abito chiaro la cui leggerezza dei tessuti è sottolineata dalle pennellate sapienti dell’artista.

Léontine De Nittis è ritratta in atteggiamento riservato ed allo stesso tempo molto materno, come si deduce dal suo osservare con attenzione e dolcezza il piccol Jacques intento ad offrire qualche briciola ai volatili.

La tavola imbandita con porcellane e cristalli, accende di luce la tela e dimostra quel virtuosismo tecnico di cui è dotato l’autore  che al tempo era molto apprezzato dalla critica.

La scena rimanda a un tranquillo immaginario di vita borghese, lontano dalle passioni e dalla frenesia della vita moderna, a cui tanto si dedicò nella sua folgorante carriera che lo portò ad essere uno dei pochi pittori italiani facenti parte del gruppo degli iimpressionisti internazionali.

De Nittis seppe coniugare benissimo il suo passato pugliese ed italiano con le istanze artistiche acquisite durante i suoi soggiorni all’estero, tanto da essere definito, nel 1914, dal critico d’arte Vittorio Pica ” meridionale al sud, francese a Parigi, londinese a Londra”.

 

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