ROBERTO DE ROBERTIS: la potenza dei colori.

“Lo vidi, per l’ultima volta, all’Accademia di Bari che mi aveva invitato a visitare, e che dirigeva con tanta passione. Conservo di lui e della sua pittura un ricordo molto bello, e penso che la sua pittura contribuisca a conoscere, a far amare il senso poetico e profondo del paesaggio pugliese.”

Con queste parole Renato Guttuso ci racconta la sua amicizia con Roberto De Robertis, un uomo elegante e discreto che già da bambino sapeva di voler diventare un artista.

Nasce a Gravina il 5 aprile 1910 da una famiglia di commercianti di tessuti costretta a trasferirsi a Bari nel 1923 a causa di minacce da parte dei fascisti.

Terminati gli studi tecnici, la sua formazione comincia a bottega da Mario Prayer e prosegue a Milano, iscrivendosi al corso inferiore della scuola per artefici annessa all’Accademia di Belle Arti di Brera e  conseguendo il diploma di decorazione policroma.

Nel 1933, a Bari,  presso il Giardino d’inverno dell’Hotel Oriente, debutta con una mostra personale  nella quale la sua pittura si racconta attraverso quadri di figura: ritratti, nudi, figure intere che  occupano tutto lo spazio  spesso annullando lo sfondo, impostati con pochi, solidi tratti . Utilizza una  plasticità che non penalizza l’elemento psicologico dei soggetti ritratti, al contrario, i primi piani dei volti hanno una concentrazione magnetica . Nelle opere che ritraggono paesaggi e nature morte emergono essenzialità e stringatezza, successivamente questa fermezza plastica sarà revisionata e sfaldata rendendo le forme quasi corrose e lasciando emergere il colore.

La seconda metà degli anni Trenta è un susseguirsi di mostre che testimoniano i cambiamenti della sua tecnica espressiva: il colore definisce la forma.

Nel 1940 espone alla Biennale di Venezia e si arruola come volontario nel corpo dell’ Areonautica: sono gli anni della produzione di diverse varianti di piloti feriti, ma anche di nudi in interno decisamente nuovi, macerati nel colore che evoca desolazione, tensione e tendenza all’espressionismo.

Questa linea espressionista emerge tra il 1949 e il 1950: le figure  sono tracciate con asprezza sommaria e con dissonanze acidule di rossi e di verdi.
Ma De Robertis è alla ricerca continua di approcci alla tela tanto da affievolire la vena espressionista e ad assestare i suoi temi sulle nature morte, in particolare sulle composizioni di fiori, vasi e ombrelli colorati che si combinano tra loro mutando la scena come in un caleidoscopio.
Il vero interesse di De Robertis rimarranno sempre le donne (che amava e temeva ); esse suggeriscono in più occasioni un modello di donna – madre, soda e generosa, quasi ad incarnare il suo ideale di scapolo bisognoso di affetto e saranno rivestite di colori caldi più temperati e ammorbiditi in un’avvolgente atmosfera di sensitività.
Nel 1953  De Robertis inizia ad insegnare presso l’Istituto Statale d’Arte, in questi anni della sua maturità consolida e assesta il suo colorismo, gioca a disegnare le forme con sonorità di accordi, le ombre sono più calde e raccolte, i colori più bassi.
Dopo anni di impegno personale per la sua realizzazione, si istituì finalmente a Bari il Liceo Artistico e De Robertis ne fu nominato direttore. Dal punto di vista didattico De Robertis sosteneva che per imparare a dipingere bisognava applicarsi costantemente: « Il pittore non può insegnare nulla ai giovani allievi, pittore si nasce e il giovane deve cercare di rubare al maestro… Un pittore deve lavorare artigianalmente ogni giorno ma il fatto direi magico dura una o due ore. »
Un altro progetto che De Robertis aveva curato per anni, si realizzò nell’autunno 1970: nacque finalmente a Bari l’Accademia delle Belle Arti di cui divenne titolare della prima cattedra di pittura e direttore.
Gli ultimi anni della sua pittura e della sua vita sono minati da un male progressivo che lo costringerà a dolorosi interventi e ad umilianti restrizioni. In questi anni De Robertis continuerà a dipingere, seppure saltuariamente. Soggetti come fiori carnosi e candide colombe riempiranno parecchie tele.
Roberto De Robertis muore a Bari il 24 ottobre 1978.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *