IL FENOMENO CESARE MARINO

“L’arte tende a migliorare l’uomo, a farlo più civile, a farlo più buono. Non si trova arte che renda delinquente l’uomo”.

Cesare Marino nasce a Mesagne il 27 dicembre 1900, ma all’anagrafe è registrato il 4 gennaio 1901. Figlio dell’avvocato Pietro, a soli 11 anni si ritrova orfano di entrambi i genitori e viene mandato presso l’Ospizio Garibaldi  a Lecce, luogo in cui dovrà superare sia il trauma della morte dei genitori che il cambiamento delle sue condizioni economiche.

Il piccolo Cesare dimostra  subito la sua propensione al disegno e si iscrive alla Scuola Artistica Industriale a Lecce, diplomandosi nel 1919 dopo aver appreso le tecniche di scultura della pietra leccese e l’intaglio nel legno.

Il suo approdo all’arte avviene negli anni Venti, in un contesto sociale di struttura quasi feudale che lasciava poco spazio agli intellettuali ed agli artisti.

Cesare è scultore innanzitutto, formato dalle esperienze di conoscenza dell’arte a Roma e in Toscana.

Cesare è insegnante e fortemente credente nel ruolo educativo dell’arte: fonda a Mesagne  e Latiano la scuola serale di disegno  in cui si insegnavano a giovani e giovinette  nozioni e tecniche di disegno, pittura, plastica, intaglio. Attraverso l’arte ci si può elevare socialmente e moralmente grazie al tirocinio della mano e all’esperienza dell’ occhio.  Purtroppo il suo essere spirito libero e anarcoide, non gli fa accettare le influenze fasciste sulle attività delle sue scuole: alla fine degli anni ’20 si sposta a Bari con la sua giovane sposa.

La carriera di Cesare Marino è lunga ed essenzialmente occupata dalla scultura e da lavori commissionati dalla Bari che viene fuori dalla crisi economica; gli anni ’50 e ’60 lo vedono scolpire, restaurare, costruire plastici per opere pubbliche e private.  E’  questa la fase in cui la pittura di Cesare diventa pittura di piacere perchè praticata nel tempo libero, è questa la pittura in cui emerge tutto il fervore creativo e sperimentale dell’artista che lo porterà a riempire la sua casa-atelier in via Garruba 47 di tele cariche di motivi espressionistici e di simbolismi sociali legati ai temi della fabbrica, dell’alienazione per poi volgersi a combinazioni di astratta geometria con ricerche di tecniche miste.

Nel 1976 produce una serie di piccoli acrilici su masonite ( ma anche litografie e pastelli su carta) che intitola “FENOMENI NELLO SPAZIO“. Dipinge forme di natura atmosferica – nuvole, arcobaleni, fulmini- ridotte a segni concisi e dalle forme astratte; il risultato è di gusto surreale che ricorda il Mirò degli anni ’30: gli oggetti dipinti  “si librano, si incontrano e si incrociano dando vita a brevi e misteriose avventure dalla grazia ambigua e sospesa” , quasi da fumetto o illustrazione per bambini; il colore oscilla tra la campitura netta e la vibrazione totale, senza alcuna impennata cromatica.

La sua carriera “pubblica” di pittore comincia ad ottant’anni; Cesare si concede qualche avventura mediatica oltre ad aumentare la sua partecipazioni ad esposizioni di grande rilievo. Egli si apre finalmente al mondo rivendicando la sua totalità e la grande varietà del suo lavoro di scultore e pittore, pur conservando la sua modestia, senza superbia: “io ho l’intelligenza di capire la mia ignoranza”.

 

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