TERRORE A BRINDISI

Una studentessa di 16 anni è morta, Melissa Bassi, un’altra è in gravissime condizioni in ospedale. Altri sei giovani sono rimasti ferti. L’esplosione è stata provocata da tre ordigni rudimentali, costituiti da bombole di gas, posizionate su un muro adiacente la scuola. Obiettivo dell’attentato sarebbe dunque proprio la scuola.

“Sono in contatto con le autorità e seguo da vicino sia le indagini che le attività di governo”, ha dichiarato Mario Monti nel corso di una conferenza stampa a Camp David dove si e’ tenuto il G8. “Queste povere ragazze e ragazzi sono vittime di un atto senza precedenti come inciviltà”, ha proseguito il presidente del Consiglio, ricordando, “come ho detto questa mattina al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il governo intende avere la più grande fermezza e determinazione nel contrasto a ogni tipo di criminalità e intende operare perchè il paese sia piu’ che mai unito in questi momenti”.

Emerge da queste parole tutto lo sconcerto per un attentato che, a 12 ore di distanza, non ha alcun movente “credibile”. Non ce l’avrebbe per la criminalità organizzata locale, perché, come dice il procuratore di Lecce Cataldo Motta, i mafiosi “cercano consenso sociale”. E una bomba che scoppia davanti ad una scuola aliena ogni simpatia, se mai ce ne fosse, per certi soggetti. Ma al consenso puntano anche gli anarco-insurrezionalisti e dunque anche tentare di far ricadere le bombe di Brindisi in quel contesto è, parole di inquirenti e investigatori, “ipotesi che purtroppo non possiamo ancora escludere al cento per cento ma assai azzardata”. Insomma, l’esplosione davanti alla scuola “Morvillo-Falcone” è un rompicapo che al momento gli investigatori non solo non hanno risolto ma faticano anche ad inquadrare. Dunque si fa come sempre in questi casi: si analizzano a testa bassa tutte le piste possibili – un’azione terroristica, un messaggio di un’organizzazione criminale che “alza il tiro” in risposta agli arresti dei giorni scorsi, un movente personale, un attentato sfuggito di mano a cani sciolti – e si va per esclusione.

Allo stato, l’ipotesi più accreditata, resta quella della criminalità organizzata. Ma in che forme e con che modalità è tutto da capire. L’unica certezza, al momento, è l’ordigno: tre bombole di gas collegate tra loro con dei fili elettrici, piazzate vicino al muro della scuola in un cassonetto per la raccolta differenziata della carta. Una bomba sì rudimentale ma ad alto potenziale: dunque chi l’ha messa ha preso in considerazione la possibilità di uccidere. Anzi, forse l’obiettivo era proprio uccidere visto che il cassonetto dove erano posizionate le bombole – dicono sia il preside sia gli abitanti della zona – era sempre stato dall’altra parte della strada, decine di metri lontano da dove è esploso. Molto più complicato stabilire cosa ha innescato l’esplosione. Ed è su questo che si sta concentrando ora l’attenzione degli investigatori, perché da come è stata azionata la bomba si possono avere molte risposte. E le prime, non sono per nulla incoraggiati: non ci sarebbe traccia, come invece era stato ipotizzato in un primo momento, di un timer.

Se così è, ragiona un investigatore, si deve escludere “l’errore”, e cioè la bomba che scoppia prima – o dopo – l’orario stabilito. Ma c’è di più: sembrerebbe che gli investigatori abbiano trovato ad una decina di metri dai resti dell’ordigno una sorta di scheda sim, però non telefonica, un piccolo sistema elettrico. Gli accertamenti per capire di cosa si tratti sono in corso, ma è evidente che se quella scheda ha a che fare con la bomba, allora non si può escludere che ad azionarla sia stato o un telecomando o comunque un sistema comandato a distanza. Dunque qualcosa che alza, e di molto, il livello dell’attentato.

Le prime verifiche, inoltre, avrebbero escluso una voce che era circolata nel corso della giornata e cioè che sull’autobus c’era la figlia di un pentito. Anche le perquisizioni, scattate a tappeto, non avrebbero al momento dato esito positivo. Resta, invece, da chiare un’altra circostanza: fino a 3 giorni fa, nel punto in cui è stato piazzato il cassonetto, sostava un camioncino che vendeva frutta. Di quel mezzo si sono perse le tracce: c’è chi dice che se ne sia andato per le troppe multe prese dalla polizia municipale ma, di fatto, gli investigatori l’hanno cercato e non l’hanno ancora trovato. Per cercare di capire chi possa aver agito, magari qualcuno arrivato da fuori, polizia e carabinieri hanno anche acquisito le immagini delle telecamere a circuito chiuso piazzate nel sottopassaggio della stazione, che porta da piazza Crispi a via Torpisana. Analizzeranno i filmati degli ultimi 20 giorni, per non lasciare nulla di intentato. “E’ un fatto anomalo e complesso – dice il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, che a Brindisi ha incontrato gli inquirenti e gli investigatori, portando la solidarietà di Napolitano e Monti – certo colpisce che sia stata presa di mira una scuola intestata a Morvillo e Falcone. Ma bisogna essere equilibrati.

Non si può pensare di militarizzare il territorio, serve più intelligence”. Il ministro ha già inviato 200 uomini in più a Brindisi, 100 per il controllo del territorio e 100 per contribuire alle indagini, tra cui gli esperti di Sco e Ros. Lavoreranno tutti insieme con un solo obiettivo: prendere chi ha messo la bomba. “Non daremo loro tregua – sottolinea non a caso il capo della Polizia Antonio Manganelli – Li prenderemo e si pentiranno di questa nefandezza”. Anche il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso ribadisce che ” sono aperte tutte le ipotesi” e bisogna ancora capire se “è un crimine di stampo mafioso” o qualcosa che “mira a destabilizzare o a conservare la situazione esistente”. Quel che è chiaro, aggiunge, è che “qualunque sia la matrice dell’attentato, si tratta di un atto terroristico nel senso che è diretto a colpire persone innocenti e in maniera indiscriminata”. “Provo orrore e raccapriccio – dice il ministro della Giustizia Paola Severino, che lunedì sarà a Brindisi per un vertice con la Cancellieri – è un’azione ingiustificabile. Tutte le piste sono buone, ma al momento non abbiamo nessuna certezza”.

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