FILIPPO A. CIFARIELLO: EMOZIONI A TUTTO TONDO

Nella prima metà del Novecento le residenze borghesi si arricchirono di ritratti scolpiti, con diverse tipologie di tecniche e materiali, dalle mani sapienti di artisti che riuscirono a far emergere tutta l’intimità familiare ed emotiva dei protagonisti.

Tra gli scultori pugliesi impegnati in questa emergente tendenza, operò il molfettese Filippo Antonio Cifariello.
Nato a Molfetta nel 1864 in una famiglia molto povera, rivelò subito le sue spiccate doti artistiche che migliorò a Napoli nell’Istituto di Belle Arti, a partire dal 1878, sotto la guida di straordinari maestri; viaggiò molto in Italia ed all’estero partecipando a diverse esposizioni.

La vita privata di Cifariello è altrettanto pregna di eventi molto forti, a partire dall’omicidio da lui commesso nei confronti della sua prima moglie Maria de Browne, cantante di varietà di origini francesi, uccisa in un attacco di gelosia, omicidio che lo vide in carcere per tre anni e successivamente assolto. Questo avvenimento lo turbò fortemente rendendo il suo reinserimento nella realtà artistica napoletana molto difficile. Successivamente subentrò una fortissima crisi depressiva dovuta alla perdita della seconda moglie, terminata probabilmente, col terzo matrimonio  e dalla conseguente paternità.

Nonostante ciò, Cifariello tornò a viaggiare e lavorare ottenendo anche grandi committenze pubbliche tra le quali il monumento ad Umberto I a Bari, quello a Mazzini in Molfetta fino ad arrivare a Malta.

Nel 1936, colpito da un tumore alla prostata, il fragile Cifariello si tolse la vita.

Nel 1934, la Pinacoteca Provinciale di Bari acquisì in donazione diverse opere di Cifariello, tra cui il Doppio ritratto dei coniugi Pinto, eseguito nel 1919 in gesso patinato color marmo che raffigura i coniugi Adriana ed Edgardo Pinto, dei quali si vedono le teste emergenti da una base quadrangolare appena sbozzata.

Con una soluzione completamente antinaturalistica, le mani della donna sono poggiate sulla nuca del coniuge, mentre quelle artritiche dell’uomo, sono visibili ai lati del ritratto della donna.Lo scultore inscena un gioco che diverte la donna, ritratta giovane e sorridente con un cappello a tesa larga, da cui pende la veletta che le offusca parte del viso; l’uomo ha la testa lievemente abbassata e l’espressione seria.

Cifariello definì questa scultura “gruppo psicofisico”, definizione più che corretta se pensiamo a quanto sia stata curata la descrizione e l’indagine psicologica di una fortunata e ricca coppia dell’alta borghesia napoletana.

Foto: Marsilio

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