ANDREA E ROBERTO DA BARI NON ERANO FRATELLI

Oggi questi due nomi corrispondono a due delle vie più chic del quartiere murattiano, per giunta parallele, e il 90% dei baresi immagina che si tratti di due fratelli che hanno fatto qualcosa di storico e rilevante per la nostra città: ma di quest’ultima affermazione, è vera solo l’ultima parte. Andrea e Roberto da Bari, infatti, non erano affatto fratelli. Anzi, è difficile che i due gentiluomini abbiano mai avuto finanche il piacere di stringersi la mano.

Andrea era un giureconsulto che, a cavallo tra XII e XIII secolo, redasse una delle due compilazioni passate alla storia delle Consuetudines Barenses, seguendo il codice giustinianeo e segnalando le varie differenze dal diritto romano. Il secondo compilatore della versione parallela, infatti, fu Sparano (altro celebre giurista a cui è dedicato il Corso-salotto più famoso della nostra città) che a sua volta ne evidenziò le discordanze col diritto longobardo. Di Andrea sappiamo che doveva essere un personaggio di legge alquanto notevole, tanto che nel Codice Diplomatico Barese, risalente ai primi anni del 1200, ci viene presentato come “advocatus Barensis ecclesiae e Magnae Regiae Curiae magister iustitiarius”. Le sue Consuetudini Baresi sono tra le più antiche e importanti redazioni scritte di diritto consuetudinario che l’Italia meridionale abbia mai avuto, ed ebbero applicazione anche al di fuori di Terra di Bari: l’opera si apre con la rubrica De sacrosanctis ecclesiis e termina con un De regulis iuris; complessivamente, delle diciotto rubriche ben tredici sono pedissequamente riprese dalle compilazioni giustinianee.

Roberto da Bari, invece, fu cancelliere di Carlo I d’Angiò e frequentò assiduamente gli ambienti di corte. Membro prestigioso della casata dei Chiurlia (ancor oggi collocabile tra le migliori famiglie baresi), nel 1268 ebbe in dono dal Re Roberto d’Angiò il piccolo feudo di Binetto. Fu notabile di alto lignaggio, tanto che ai più attenti tra i visitatori della Basilica di San Nicola che passeggeranno nella navata sinistra non sfuggirà la sua epigrafe mortuaria, datata 1275. E’ proprio nel vano della Porta Nord dei Leoni che riposano, infatti, le spoglie di Roberto da Bari, tristemente famoso per aver letto la sentenza di condanna a morte di Corradino di Svevia, decapitato a Napoli nel 1268. L’iscrizione sul pavimento, che fu fatta apporre proprio dalla famiglia Chiurlia nel 1742, così recita: “Al termine della sua vita, qui riposa Roberto Chiurlia che si è comportato con onore sino all’ultimo giorno. Egli, che tutto fece  coi suoi soli meriti, fu consigliere regio, e mentre visse ne ebbero vantaggi sia gli uomini che le donne della sua famiglia. Ora, dopo la morte, i suoi fati felici riversino i favori su coloro che ne hanno ereditato i feudi”.

Adesso, quando ci fermeremo per un piacevole aperitivo in uno dei tanti locali alla moda fioriti tra le vie parallele dei “mancati fratelli” Andrea e Roberto da Bari, potremo dire di far parte in qualche modo delle “consuetudini baresi” (nell’accezione più sociale che legale del termine), col sollievo aggiuntivo di non dover mai portare il peso di condannare a morte nessuno.

Di: Lucia Abbatantuono De Simone

Foto:travel.yahoo.com

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