GASPAR HOVIC: UN MANIERISTA FIAMMINGO A BARI

La pittura cinquecentesca pugliese deve all’Hovic un “campionario” di modelli pittorici esistenti fuori del proprio territorio e il definitivo abbandono dei modelli arcaici e bizzantineggianti, per entrare nella nuova dimensione dello stile manierista, che staccandosi dall’originario ambiente veneto, si volgerà decisamente verso Napoli e i suoi pittori definendo il gusto pittorico locale durante tutto il seicento.

Gaspar Hovic nasce verso il 1550 ad Audenard, una piccola cittadina fiamminga nei dintorni di Gand. Il padre, Josse, era un fabbricante di tappeti del luogo e probabilmente nella sua bottega Gaspar conobbe i primi rudimenti del mestiere.

Verso il 1570, all’età di vent’anni fece il suo primo viaggio in Italia, fermandosi a Mantova dove fu discepolo di Lorenzo Costa da cui apprese il gusto di scandire verticalmente le composizioni. Nell’ambiente mantovano Gaspar entra in contatto anche con le prime opere del manierismo romano : con queste esperienze si dirige verso Roma. In questo periodo ammira la pittura di genere e di paesaggio e, in particolare, i lavori di Jacopo Bassano.

Dopo un lungo periodo di vagabondaggio nei diversi centri artistici della penisola, Gaspar si stabilisce a Bari, presso il Vescovo della città. In Puglia non si arricchì tanto con la pittura, bensì con il commercio del grano: approfittando di una carestia nella regione, s’improvvisò importatore di grani dalle Fiandre. Nel 1589 ritorna in patria, dove secondo alcuni studiosi, muore verso 1611. Ma l’ultima opera da noi conosciuta porta la data 1613 e si trova a Ruvo, smentendo così quest’affermazione e aprendo l’ipotesi della morte del pittore in anni successivi e sempre in terra italiana.

La sua attività pugliese si può dividere in due periodi: il primo da collocarsi tra la permanenza romana e il ritorno ad Audenarde, e il secondo, più lungo, che coincide con l’ultima parte della sua attività e della sua vita, dal 1596 in poi. Quindi, partendo dalle influenze “straniere” rintracciabili nella pittura di Gaspar Hovic, si possono ricostruire le varie tappe dei viaggi del pittore, immaginando, infatti, il viaggio di rientro dalla sua città natale in Puglia attraverso la Germania ha incontrato Hans Von Acher, pittore romanista che, probabilmente, ha influenzato molto l’uso del “colore veneto” che caratterizzerà le opere di Hovic in un determinato periodo. E forse a Firenze, dopo essere passato da Verona, da Venezia e da Mantova, incontra Jacopo Lingozzo, più volte accostato a lui da molti biografi. Infine, prima di arrivare a Bari, è facile immaginare una sua tappa a Napoli

Lo stile di Gaspar Hovic, quindi, è un insieme di stili diversi: influenze emiliane, veneziane, romane, fiamminghe e persino pugliesi (derivanti dallo studio delle icone bizantine) fanno parte integrante della sua produzione. A Mantova entra in contatto con la pittura di reminiscenza raffaellesca grazie a Lorenzo Costa il Giovane. A Roma, segue il manierismo e ammira in prima persona i capolavori di Michelangelo e di Raffaello, e dei maestri di quel periodo come lo Zuccari e il Ricci. Al suo rientro a Bari, le reminiscenze coloristiche venete sono ancora più decise, influenze queste che l’Hovic potrebbe aver assimilato in Fiandra, data la grande circolazione di dipinti veneziani in quelle zone. Le influenze più nette di questo periodo si possono far risalire al Tintoretto e al Bassano. Invece, le influenze fiamminghe le ritroviamo nella ricreazione di fantasiosi e terrorifici mostri di tradizione locale ed in un gusto minuzioso nel descrivere certi dettagli ornamentali come i gioielli e le vesti di alcuni dei personaggi. Infine, nell’ultima parte della sua produzione, riscopriamo un gusto più marcato per il paesaggio coloristico e la compattezza di un’atmosfera unica, influenza derivante dalla pittura del Rubens.

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