SPARANO DA BARI: MA CHI?

Per quanto celebre sia, un po’ in tutta Italia, la nostra Via Sparano, resta il fatto che trovare fonti certe sulla vita di Messer Sparano (o Sparro) da Bari non è semplice: basti pensare che, secondo gli annali, di simili gentiluomini se ne registrano almeno un paio!

Così, quando parliamo dello Sparano cui è dedicata la principale via barese, la stessa che durante il ventennio fascista venne rinominata “Via Vittorio Veneto”, possiamo con tranquillità riferirci a quell’esimio giurista vissuto in terra pugliese nel XIII secolo. Fu insegnante privato nelle dimore dei nobili e dei più acculturati tra i possidenti, e quando le leggi consuetudinarie baresi cominciarono a perdersi nelle memorie orali della nostra gente, egli decise di raccoglierle in termini legali e distribuirne il contenuto in 52 rubriche argomentate secondo il diritto di famiglia e quello testamentario, nonché dei delitti e della procedura in genere. Agendo dunque in parallelo col suo collega Andrea da Bari, Sparano elaborò le Consuetudines Barienses, seguendo nello specifico la falsariga del raffronto con il codex iuris longobardorum (mentre Andrea si rifaceva a quello giustinianeo).

L’altro Sparano da Bari, il cui nome non è riportato sullo stradario ma sulla lapide che troviamo nella Basilica di San Nicola sotto il secondo portale del cortile sud, fu coevo del giurista ma più politico che dotto: infatti, fu gran dignitario di corte e Dominus di Polignano, Valenzano e Martina Franca, per diventare intorno al 1275 finanche assessore del Vicerè di Sicilia. Inoltre, mentre guelfi e ghibellini passavano alla storia, per volere di Carlo I egli diventava Primo Giudice della Provenza. Tornato in Terra di Bari, assunse le cariche di Mastro Razionale del Gran Consiglio Giustiziere di Bari, protonotario e luogoteta del regno, col titolo di Vir Nobis. Prima di morire, nel 1291, trovò modo e tempo per scrivere un prezioso Rosarium Virtutum et Vitiorum, unica delle sue tantissime opere ad esser stata conservata nei conventi pugliesi fino ad oggi. Nel 1742 un suo lontano parente, il nobile cavaliere Nicola Chiurlia, volle occuparsi dello sfarzoso restauro della sua nobilissima sepoltura in Basilica, che rischiava di essere definitivamente distrutta dall’usura del tempo, ponendogli una memorabile lapide ad memoriam.

Certo per noi baresi, che nelle calde sere estive amiamo svoltare l’angolo da via Sparano su Corso Vittorio per cogliere quell’immancabile vento che viene dal mare, poco importa tra mito e realtà a chi sia esattamente intitolata la strada del miglior salotto barese. Ci basta che quel vento continui a spirare, e che il cantante di via Sparano continui leggendariamente a cantare…

Di: Lucia Abbatantuono De Simone

Foto: atterrainpuglia.webgis.planetek.it