NOTE A MARGINE DELL’ENNESIMO PROGETTO DI CREAZIONE DELLA CITTA’ METROPOLITANE

Tornano di attualità le città metropolitane.

L’istituzione delle grandi aree metropolitane, infatti,  è stata inserita nel calderone dei provvedimenti per la “spending review”. Tuttavia, così come tutta la storia che le accompagna, la creazione delle città metropolitane  viene solo annunciata nelle linee di principio senza indicare affatto il processo  per la loro attivazione, il modello di governance e i rapporti di forza tra il comune capoluogo e le città che vi aderiscono.

 Sembra, ancora una volta, un capriccio dei politici in ricerca disperata di consenso presso i propri bacini elettorali, piuttosto che una convinta evoluzione del modello di amministrazione di grandi aree urbane.

Nella legislazione più recente le città metropolitane sono un lascito della riforma federale dello stato voluta dalla Lega Nord e sono state inserite nella Legge Delega 42/2009 con l’indicazione puntuale delle città destinate a diventarlo. La stessa legge stabiliva che, entro il 21 maggio 2012, il Governo in carica avrebbe dovuto stabilire norme e regolamenti per l’attivazione delle aree e il trasferimento dei poteri.

Tuttavia, durante le trattative per la riduzione dei costi della Pubblica Amministrazione, la pressione lobbistica dell’ANCI e di alcuni partiti fortemente interessati alla creazione di aree metropolitane nelle zone dove raccolgono più consensi elettorali ha fatto rientrare la costituzione delle città metropolitane tra le decisioni in grado di portare forti riduzioni nelle spese dello stato. Ancora una volta però, oltre l’annunciazione di principio, non si stabiliscono affatto le modalità del trasferimento di competenze, limitandosi piuttosto alla mera indicazione di una nuova data cruciale: il 1 gennaio 2014.

 Le città candidate a diventare “metropolitane” sono di fatto le stesse indicate nella legge precedente e oltre a “vere” metropoli come Roma, Milano, Torino, Napoli risultano citate anche Bologna, Genova, Firenze, Reggio Calabria, Palermo e Bari. Da decenni Bari – e in particolare alcuni gruppi lobbistici trasversali baresi – ambiscono alla creazione della “grande Bari” in cui sono inclusi tutti i comuni dell’hinterland. Negli ultimi anni soprattutto i vertici del Partito Democratico si sono fatti carico di sviluppare questo percorso.

Tuttavia Bari non avrebbe gli elementi per diventare città metropolitana con i suoi 300 mila abitanti. Solo il contributo dei 600 mila abitanti dell’hinterland gli consentirebbe di ambire a tale traguardo. Questo però richiederebbe un modello di governance assolutamente diverso da quello di Milano o Roma dove il capoluogo è effettivamente egemone rispetto al territorio circostante.

 In terra di Bari questa situazione il capoluogo può vantarla con i paesi a sud e a sud ovest. Assolutamente diverso il rapporto di forza con le grandi città del Nord, come ad esempio Molfetta e Bitonto che, contando insieme 120 mila abitanti, da sempre reclamano un ruolo di maggiore importanza.

Come nella migliore tradizione di imbonitori, per evitare il riaccendersi di antiche e mai sopite polemiche, qualcuno ha subito provato a giocare sulle differenze tra “città metropolitana” e “area metropolitana” accreditando per Bari quest’ultima e facendo tornare in auge il famigerato “Piano strategico Ba2015”.

Tale posizione risulterebbe fortemente a rischio però per le ambizioni baresi: da un lato sbugiarderebbe in maniera clamorosa le numerose prese di posizione di esponenti del Pd (Michele Emiliano ed Elio Sannicandro in testa) che per anni hanno difeso BA2015 sostenendo che non era per nulla legato ai progetti di creazione della città metropolitana, ma solo una “aggregazione di comuni” per gestire in maniera più efficiente i fondi FAS. In più il decreto sulla spending review parla di “città metropolitana” e non già di “area metropolitana” e questo rappresenterebbe un ulteriore colpo al castello di carta costruito in questi mesi.

Dal canto suo il neo sindaco di Bitonto Abbaticchio ha già annunciato che presto chiamerà a votare il consiglio comunale sulla modifica di tutte quelle parti della convenzione di adesione al piano strategico che contengono potenziali pregiudiziali alla indipendenza amministrativa della città di Bitonto.

Alcune decisioni degli ultimi mesi non lasciano molto spazio all’ottimismo: ampliamento dell’aeroporto in area di Bitonto senza alcun coinvolgimento dell’amministrazione locale, opere stradali funzionali allo snellimento della rete viaria di competenza provinciale sospesa solo nel territorio bitontino, modifiche in ambito ATO rifiuti e nel Consiglio di amministrazione ASI definite con la lampante penalizzazione delle istanze bitontine. Bitontotv, unica testa giornalistica di Terra di Bari ad averlo fatto, ha già affrontato diffusamente in passato le contraddizioni e i pericoli derivanti dalla creazione di una città metropolitana in cui i  poteri siano eccessivamente concentrati nella mani della amministrazione comunale  di un solo comune: una strada contraria alla storia, alla economia e al buon senso. Anche nei prossimi mesi saranno seguiti da vicino tutti gli sviluppi sul progetto di creazione della città metropolitana barese riaprendo un dibattito con i cittadini per una scelta che sia consapevole e condivisa.

Francesco Paolo Cambione
BitontoTV Staff

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