SCUOLA E UNIVERSITA’ IN RIVOLTA: LA SPENDING REVIEW COLPISCE ANCORA

I tagli alla spesa non risparmiano nessuno. È ora, infatti, il turno dell’istruzione, scuole e università nel mirino del Governo Monti.

360 milioni di euro e 15.000 posti di lavoro: questi i numeri dei risparmi prodotti della spending review per il settore scolastico con una manovra complessa e dettagliata.

Negli scorsi giorni abbiamo assistito all’aumento della tassa A.Di.Su. e alla liberalizzazione delle tasse universitarie, ma ecco pronti i tagli ai docenti in esubero e l’introduzione di strumenti informatici per le valutazioni degli studenti nelle scuole secondarie (niente più pagelle, per ridurre i costi di stampa).

La riforma mira a snellire la burocrazia e ridurre i costi della gestione dell’intera macchina scolastica.

Ma il taglio dei fondi alle università, a parere dei rettori, è un provvedimento “esiziale per il Paese e porterà gli atenei a una situazione apocalittica”. Così il presidente della Conferenza dei Rettori, Marco Mancini, il quale continua: “nel 2009 il finanziamento ordinario era di 7 miliardi e 400 milioni; oggi, senza considerare il possibile taglio di 200 milioni, siamo a 6 miliardi e 500 milioni. Il che vuole dire che già negli ultimi anni 900 milioni si sono persi per strada. Per questo un nuovo taglio di risorse sarebbe insostenibile.”

Una riduzione, quindi, ritenuta inaccettabile tanto dagli studenti, quanto dai docenti e anche dai sindacati. Questi ultimi, in particolare Cisl e Cgil, affermano di voler mantenere alta l’attenzione e di voler vigilare sull’operato del Ministro Profumo.

Gli studenti, poi, sono sul piede di guerra: è un “omicidio premeditato dell’università pubblica“, affermano. E Michele Orezzi,coordinatore dell’unione degli universitari, aggiunge: “Siamo il terzo paese per tasse universitarie in Europa  e nonostante questo il Governo punta a cancellare il limite della tassazione e consentire aumenti sconsiderati dei contributi pagati dagli studenti. La verità è che se fino ad oggi gli studenti potevano fare ricorso per bloccare gli atenei con tassazioni eccessive, ora l’unico vincolo per le università fuori legge sarà quello di destinare dei fondi a qualche borsa di studio, neanche necessariamente per studenti capaci e meritevoli ma privi di mezzi”.

Il governo, in effetti, al Titolo II art. 7 comma 42, ha apportato una modifica al DPR n. 306 del 1997, che disciplina i contributi studenteschi nelle Università, modificando la modalità del calcolo, oggi fissato al 20% del Fondo di Finanziamento Ordinario. In  particolare il decreto stabilisce che in futuro questa soglia tenga conto esclusivamente degli studenti italiani iscritti entro la durata normale dei rispettivi corsi di studio di primo e di secondo livello.

I fuoricorso, quindi, che in Italia sono pari al 40% degli studenti, subiranno aumenti considerevoli.

Quanto, invece, ai docenti in esubero, questi saranno ricollocati in ruoli tecnici amministrativi e già questo appare un’ardua impresa, dal momento che impiegare professionalità acquisite in un settore per ambiti del tutto differenti richiederà tempi di carburazione non automatici.

Intanto il Miur, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, replica sulla sua pagina web ufficiale: “Nessun allarme”.

Staremo a vedere, con la speranza che la manovra non comporti ingiustificate compressioni del diritto allo studio.

foto: controlacrisi.org

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