DON ARALDO: UN PERSONAGGIO SENZA PARI

Giorgio Almirante descriveva “Don Araldo” come unpersonaggio senza pari riscontro. Assolutamente attualissime risultano le sue parole a proposito di questo incredibile barese, nato nel maggio 1892, di cui vogliamo occuparci oggi: “Senza fare ingiuria ad altri, mette letteralmente i brividi qualsiasi accenno di raffronto tra quel ministro e l’attuale autentica significazione della parola e della qualifica di governante. La differenza, l’abissale distanza non è traducibile”. Che lungimiranza, e che disincanto.

Podestà di Bari, Ministro dei Lavori Pubblici del fascismo, Presidente dell’Opera Combattenti, Senatore che ininterrottamente dal 1953 fino alla sua morte a 93 anni ha rappresentato la Destra a Palazzo Madama: Araldo di Crollalanza non può essere dimenticato, semplicemente perché le sue opere non possono essere cancellate. Del resto, come poter cancellare un intelligente, onesto, dinamico e concreto servitore dello Stato? Finanche gli avversari politici, alla sua morte, hanno riconosciuto i suoi meriti di amministratore e legislatore, cosa che di certo non capita a chiunque. Neanche la sua appartenenza al fascismo, di cui del resto è stato tra i fondatori nel 1919, tantomeno la sua amicizia con Benito Mussolini (seguito anche nella disperata “avventura” della Repubblica Sociale Italiana), possono scalfire l’immagine adamantina di questo colosso della nostra storia, a cui Bari ha dedicato il tratto migliore del suo Lungomare e un busto in Piazza Eroi del Mare.

Se di qualcosa poteva esser criticato, Araldo di Crollalanza lo è stato per la sua coerenza e per la sua fedeltà, valori che altri politici o intellettuali facenti parte dell’entourage fascista hanno poi calpestato per squallido tornaconto personale. Restano i fatti, a parlare per lui: quando con i suoi interventi in piazza o in Parlamento, con i convegni sulle riforme istituzionali, con il dialogo con tutte le forze politiche, aveva tentato di fare uscire la Destra dall’isolamento in cui era stata cacciata per favorire l’alleanza tra democristiani e comunisti. Chissà quanto avrebbe esultato se avesse potuto assistere al crollo del comunismo e a quello della Dc, travolta dagli scandali.

Come ricordò Montanelli in un suo editoriale del 1986, Bari è in gran parte sua figlia, e tale la città ha continuato a sentirsi anche dopo la guerra. Basti pensare che fu proprio Don Araldo a istituirvi tanto la Fiera del Levante quanto l’Università, e a rendere il Tavoliere delle Puglie una delle zone più fertili del Sud. In seguito, ciò che in sei anni aveva fatto come podestà di Bari lo ripetè, come Ministro dei Lavori Pubblici, su scala nazionale: a lui sono infatti riconducibili la costruzione della direttissima Firenze-Bologna, la bonifica dell’Agro Pontino, lo sviluppo di Littoria, la nascita di Aprilia e Pomezia.

Uomo dall’eccelsa concretezza, rifuggiva da luci e allori: non fece neanche mai parte del Gran Consiglio seppure nessuno dubitò mai della sua assoluta fedeltà alle idee del partito. Dopo il 25 aprile Araldo non si nascose, anzi: si lasciò arrestare e processare per «atti rilevanti», ma non una voce si levò ad accusarlo di qualcosa, e ogni indagine sul suo patrimonio risultò vana. L’uomo che aveva costruito città e redento province non aveva una casa, nè un palmo di terra, nè un conto in banca.

Per somma riconoscenza, i pugliesi lo elessero senatore per ben 7 legislature di seguito, e nessuno a Montecitorio trovò qualcosa da obbiettare quando il presidente Fanfani propose di conferirgli, in occasione del suo novantesimo compleanno, una medaglia d’oro.

Fu allora che Montanelli gli chiese se del suo passato covasse qualche rimpianto o rimorso, e Crollalanza rispose: «Uno solo, ma immenso: in quei vent’anni potevamo fare l’Italia, e non la facemmo». Ma se c’era un uomo a cui questo rimprovero non poteva essere mosso, era proprio lui.

Finanche Enrico Mattei ebbe a dire che i galantuomini come lui finiscono per essere onorati per le loro qualità umane, indipendentemente dalla tessera di partito che portano in tasca.

Di quanti uomini così la nostra nazione avrebbe bisogno, adesso?

Di: Lucia Abbatantuono De Simone

Foto: Tatarella.it

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