WILIAM VOLPICELLA: L’INCONTRO CON L’ATTORE BARESE

Partiamo dal fatto che Wiliam Volpicella è un attore. Un attore barese, versatile, preparato, con l’entusiasmo per questo mestiere (che è prima di tutto arte), che si respira solo guardandolo. Un trentenne come tanti, eppure, una volta salito sul palcoscenico, dà tutto se stesso nel rivestire i panni di questo o quel personaggio, nel raccontare questo o quel destino, sussurrando pulsioni, trascinando coscienze, perché lì ed in quel momento si sta facendo la folle, affascinante magia della recitazione.

Si è formato all’Accademia Unika di Bari sotto la giuda degli insegnanti Anna Garofalo e Rocco Capri Chiumarulo, poi la partecipazione ad uno stage negli Stati Uniti e ai seminari e laboratori del Bif&st con Beatrice Kruger e Barbara Giordani, dove nel 2010 ha ricevuto il premio “Prova d’Attore.”

Lo abbiamo visto a teatro come protagonista di molte opere come “Voci e passi fuori scena”, “La sostenibile leggerezza dell’essere”, “Rivelations”, giusto per citarne qualcuno. E sempre a teatro è stato l’interprete, lo scrittore e il regista de “Sogni e bugie” e “Anche i diavoli hanno le ali”. L’elenco però è  più lungo.

Due partecipazioni anche in televisione e poi gli spot pubblicitari per BeMyApp Italia o per il “Taormina Film Fest”, sempre per citarne alcuni.

Poi il cinema, con il cortometraggio “Per una Banalità”, con la regia di Mirko Cantale e Brando Taccini e il sensualissimo e drammatico“Pretexto Andaluso” di Letizia Lamartire, in finale al Riff 2012, al Bif&st 2012 e al 13° Festival del cinema europeo.

Nel 2011 il suo cortometraggio “Finto Potere”, che lo vede protagonista e regista, porta a casa il “Premio Community Web” per il festival “Dietro la quinta”; nel 2012 è il “cattivo” nel videoclip dell’ultimo singolo”Non c’è verità” degli “Iohosemprevoglia”, la band pugliese arrivata terza a Sanremo giovani e la figurazione speciale nel film di Andrea Zaccariello “Ci vediamo domani” con Enrico Brignano.

E mentre è impegnato a portare nei lidi la rassegna “Spiagge d’autore”, sarà lui a presentare dal 27 al 30 luglio il Giovinazzo Rock Festival, che vedrà in questa edizione la tanto attesa partecipazione di Caparezza.

Incontriamo Wiliam nello splendido Teatro Traetta a Bitonto, dove racconta di essere stato tre volte: come attore, regista e come spettatore.

Cinema o Teatro?

“Cinema e Teatro. Entrambi ti danno emozioni forti e diverse. Certo il mio primo amore è il teatro. Lì riesci a vivere un’adrenalina e delle sensazioni che il cinema non potrà mai darti. Il fatto di non poter ripetere una scena, il contatto diretto e immediato col pubblico, la magia dell’improvvisazione in certe circostanze e poi gli applausi, quelli a fine spettacolo, ma anche durante …. sono regali preziosi ed ineguagliabili”.

Chi è l’attore per Wiliam Volpicella?

“L’attore per me è una persona innanzitutto onesta con se stessa e con gli altri; non è un mercenario, perché questa parola non si sposa affatto con l’arte; l’attore è uno che sostanzialmente vive un continuo disagio interiore, come se volesse a tutti i costi raggiungere una meta lontanissima, che di volta in volta si sposta.

E’ uno che non si accontenta mai, che studia sempre, che legge, che vive pienamente, che soffre e gioisce in modo quasi amplificato. Sì, credo che l’attore sia una persona che vive in maniera non comoda”.

Quando hai capito che questo poteva essere il tuo mestiere, la tua strada?

“Credo di averlo capito guardando gli occhi dei miei insegnanti. Loro non sono mai stati generosi di complimenti, perché vogliono che si dia sempre di più, ma dai loro occhi ho capito che avevo il loro consenso e che potevo e dovevo continuare a studiare, a recitare, a crederci”.

Pierfrancesco Favino e Johnny Depp i suoi attori preferiti, Giancarlo Giannini, Filippo Timi e Francesca Einaudi gli attori con cui vorrebbe lavorare, Aldilà dei sogni e This is England  due film che si porta nel cuore. E poi il ricordo non può non andare a papà Michele. Quel Michele Volpicella, che negli anni ’70 ha spopolato in teatro con il suo cabaret fresco e brillante insieme a Nico Salatino prima e Gianni Ciardo

dopo; quel Volpicella che il Teatro Piccolo barese ha adottato come suo “attore di punta” negli anni in cui fare cabaret significava consacrarsi come artista a tutto tondo nel mondo variopinto, provocatorio, barocco, popolare e aristocratico insieme del varietà. Quel Michele Volpicella che, con il suo spettacolo “One Man Show”, arrivò a calcare i palcoscenici dei teatri nazionali più importanti, come il “Derby Club” di Roma.

Lo sguardo di Wiliam si fa emozione e commozione nel ricordare il papà da poco scomparso, il suo amore per il teatro, il suo ostacolarlo all’inizio nella decisione di intraprendere la stessa sua strada, per poi trasformarsi, poco più tardi, nel suo più grande sostenitore.

“Lo spettacolo in cui ho recitato che mi porterò nel cuore per sempre è stato Nel camerino di Petrolini, diretto da papà – racconta Wiliam –  E’ stato il suo ultimo spettacolo. Ci siamo divertiti un mondo. Io ho potuto lavorare a stretto contatto con lui. Abbiamo messo insieme i nostri modi diversi di lavorare; lui ha utilizzato anche le mie musiche per lo spettacolo. E’ stato davvero bello…”

“Mio padre mi ha insegnato ad essere sempre pronto, sia sulla scena che nella vita…che non ci si può far trovare impreparati di fronte alle cose”.

L’immagine che Wiliam Volpicella ci mostra prima di andar via è una foto dai colori leggermente sbiaditi dal tempo di suo papà che lo tiene in braccio. Su di un palco, come se il destino ne avesse già segnato le strade, entrambi vestiti col frac;  lui piccolissimo e papà Michele sorridente… forse già fiero di lui.

Carmela Loragno

 

 

 

 

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