STATI GENERALI DEL PDL

Si sono svolti a Bari in un caldo pomeriggio d’estate gli Stati Generali del Pdl a convocarli sono stati i vertici del partito che si riconoscono intorno all’ex golden boy della politica pugliese Raffaele Fitto e che sono usciti vincenti dai congressi tenutisi ad inizio anno.

L’assemblea, andata ben oltre anche le attese degli organizzatori, ha riunito all’Hotel Parco dei Principi numerosissimi amministratori e simpatizzanti dando la prova che il Pdl, almeno in Puglia, non sembra conoscere crisi e che anzi esprime una classe dirigente in grado di serrare le file in un momento di grave difficoltà a livello nazionale.

Ad aprire gli interventi ci ha pensato Antonio Di  Staso che ha subito gettato acqua sul fuoco per spegnere le polemiche riportate da alcuni quotidiani e che palesavano i malumori della componente uscita sconfitta dai congressi e vicina ai senatori Quagliariello, Azzollini e Mantovano. A lui ha replicato a stretto giro Giovanni Cupertino confermando la volontà di costruire insieme un percorso unitario.

A seguire sono intervenuti nell’ordine il presidente Schittulli che non ha potuto fare a meno di dilungarsi sul tema della soppressione/riordino delle province e  il sen. D’ambrosio Lettieri, coordinatore cittadino, che ha posto l’attenzione sul tema della “riforma elettorale con l’introduzione delle preferenze in modo da restituire all’elettorato la possibilità di scegliere i propri rappresentanti e primarie, attraverso cui individuare i candidati: da queste priorità il Pdl di Terra di Bari intende ripartire a settembre con un progetto di inclusione, prima ancora che di aggregazione, sulla base di un programma condiviso che declini in percorsi realizzabili i valori comuni del merito, della libertà, della famiglia, della solidarietà e del lavoro. Siamo profondamente convinti che sia il dialogo la strada maestra per aprirsi ad alleanze che si fondino sul comune denominatore del bene collettivo, nella consapevolezza che il centrodestra ha tutte le carte in regola per candidarsi a ridiventare forza di governo nel Paese,  in questa regione e nel suo capoluogo.” Anche Lettieri ha gettato acqua sul fuoco delle polemiche affarmando “siamo altresì convinti che le diversità rappresentano un valore aggiunto e una ricchezza straordinari quando non diventano pretesto per delegittimare. Sappiamo che così non è per il Pdl, come pure sappiamo che non ci sono salotti romani o conventicole di sorta che possono sostituire la legittimazione della politica da parte del popolo”.

Molti gli interventi di amministratori locali e dei giovani attivisti del partito, tra i quali i più innovativi sono quelli di Vito Pastore che suggeriva maggiore armonizzazione degli interventi, da parte del coordinamento provinciale, a livello locale al fine di non vanificare gli sforzi prodotti sul territorio e del sindaco di Monopoli Emilio Romani che ha posto al centro del dibattito i temi del lavoro e della casa, ritenuti sicuramente “di maggiore attualità rispetto allo spread e alla riforma della legge elettorale”.

In fine ha suonato la carica il solito Sergio Silvestris che non ha esitato ancora una volta a porre al centro del dibattito la necessità di restituire ai cittadini la possibilità di scegliere attraverso le preferenze e che ha ricordato che ” nei comuni dove sono state fatte le primarie, Trani, Lecce e Terlizzi il Pdl ha vinto a conferma della necessità di rinunciare alla prerogativa propria dei direttivi di scegliere i candidati alle cariche monocratiche e di coinvolgere in questa delicata scelta i cittadini attraverso le primarie”.

Ha concluso i lavori Raffaele Fitto che con pacata fermezza ha rimarcato la necessità di serrare le fila per i prossimi appuntamenti elettorali e di non cercare sempre lo scontro tra le componenti perchè gli avversari sono “fuori dal partito”.

A margine dell’affollata assise abbiamo intervistato il vice coordinatore provinciale vicario del PdL Domenico Damascelli che ha ribadito che” le liste del Pdl, ad ogni livello, devono essere rappresentate da cittadini pugliesi, onesti, con provate capacità e che stiano a contatto con la gente a differenza di chi preferisce rifugiarsi nella comoda nicchia d’un Palazzo” e ancora aggiunge ” basta con il qualunquismo di una sterile formattazione generazionale, perché chi merita ed è bravo lo è a 20 e a 60 anni, chi, invece, fa politica per affare e tornaconto personale, lo fa sia a 20 sia a 60 anni.”

A Damascelli abbiamo chiesto un commento sull’antipolitica e sulla crisi dei partiti: ” penso che sia il frutto di una non oculata gestione della cosa pubblica, che, in un periodo di grandi difficoltà per tutti, ha portato gli elettori, giustamente, a stancarsi. La gente ha ragione. Bisogna tagliare tante spese che oggi non sono più concepibili e rappresentano uno spreco, ma ciò non vuol dire che i movimenti stellati siano un punto di riferimento per i cittadini.”

Ed infine una battuta in merito alla riforma della legge elettorale: ” Una nuova legge elettorale è indispensabile per restituire alla gente il diritto di scegliere chi dovrà rappresentarla nelle istituzioni, ma non illudiamoci che ciò possa far crescere il consenso elettorale. Il partito deve occuparsi di trovare soluzioni ai comuni problemi della gente: dell’artigiano, dell’agricoltore, del commerciante, di chi inizia a lavorare all’alba e termina al tramonto senza sapere per quanto tempo riuscirà a mantenere in vita la sua piccola attività lavorativa, di quei dipendenti che non sono certi di poter sperare in un futuro sereno, di quei giovani che rimandano il loro matrimonio per via di sopraggiunte difficoltà economiche, dei piccoli e degli anziani che rappresentano le fasce deboli della società. “

 

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