POLEMICHE SU TEST TFA

“E’ immorale che il destino di persone che hanno studiato per affrontare una prova da cui dipenderà la loro esistenza sia nelle mani di onnipotenti analfabeti”. Così il prof. Luciano Canfora,docente di filologia classica all’Università di Bari, considerato uno dei maggiori esperti di cultura classica, scrive sul Corriere.

Per il prof. Canfora la trovata Tfa per reclutare docenti è “concettualmente imparentata con i cruciverba della «Settimana enigmistica» e pallida reincarnazione dei quiz di Mike Bongiorno” in quanto ”un meccanismo del genere, oltre a rispecchiare un’idea bassa della cultura, è destinato inevitabilmente a macchiarsi di errori dovuti all’ignoranza di coloro che formulano i quesiti a risposta multipla”.

Questa tonata di quiz è stata ritenuta dai più un’offesa alla preparazione e al merito, infatti le prove preselettive per i TFA hanno scatenato una miriade di giuste e motivate proteste da parte di giovani che costretti dopo faticosi e dispendiosi anni di studio, master e corsi di perfezionamento a misurarsi con test altamente nozionistici, ancora una volta stentano a credere che si possa parlare di “futuro occupazionale” nel campo dell’insegnamento.

Partiamo dall’inizio. Il Tirocinio Formativo Annuale è un corso abilitante all’insegnamento istituito dalle università. Esso ha durata annuale e attribuisce, tramite un esame finale – sostenuto davanti a una commissione mista composta da docenti universitari, un insegnante “tutor” in ruolo presso gli istituti scolastici e un rappresentante dell’Ufficio Scolastico Regionale (USR) o del MIUR – il titolo di abilitazione all’insegnamento in una delle classi di abilitazione previste dal DM 39/1998 e dal DM 22/2005, sino a quando tali decreti non saranno sostituiti.

Il TFA è attivato per ciascuna classe di abilitazione secondo il fabbisogno.

Perchè le polemiche? Tutta questa confusione nasce dal fatto che già dall’inizio questi test preselettivi sono sembrati uno specchietto per le allodole, un modo cioè per tenere occupata la mente di tutte le migliaia di giovani aspiranti insegnati, per i quali non c’era nessuna possibilità di accedere al mondo della scuola.

Da quando era stata sospesa la vecchia SISS, per l’accesso all’insegnamento non c’erano altre strade.

Ma a parte le perplessità iniziali e la tassa di iscrizione di ben 100 euro per partecipare ai quiz con un grosso giro d’affari per le università, ecco finalmente i test.

Le domande si sono rivelate a dir poco assurde, inconcludenti, spesso non attinenti alle materie oggetto di insegnamento, ambigue e arzigogolate.

Di qui le polemiche, soprattutto perchè bisognava rispondere correttamente ad almeno 42 domande su 60, non poche se si pensa che anche i professori universitari in commissione hanno dichiarato di aver avuto grosse difficoltà nel rispondere a molte domande.

In molte università italiane i quiz di  alcune classi di concorso non sono stati superati da nessuno e in altre non si è raggiunto assolutamente il numero di posti disponibili.

Ora non ci resta che aspettare una decisione dal Ministero, a meno che con le vacanze di mezzo non cada tutto nel dimenticatoio.

Non sarà mica stato fatto di proposito? Domande difficilissime forse perchè in realtà i posti dichiarati per il tirocinio non ci sono neanche?

Al tempo e ai fatti l’ardua sentenza!

 

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