CASO PUSSY RIOT: IL VERDETTO

Un verdetto annunciato, quello che ha travolto le cantanti punk Nadia Tolokonnikova, 22 anni, Maria Aliokhina, 24, Ekaterina Samutsevich, 30.

Le giovani artiste, giudicate colpevoli di “teppismo motivato da odio religioso”, quindi, dovranno scontare una pena di due anni di carcere per il sacrilegio compiuto nella Cattedrale del Cristo Salvatore a Mosca. Le tre avevano chiesto alla Vergine Maria di “cacciare via” l’allora Premier Vladimir Putin.

Sono  state numerosissime le manifestazioni di solidarietà nei confronti del gruppo ed è dura la condanna nei confronti di Mosca. Così, Amnesty International fa sapere che il verdetto rappresenta “un duro colpo alla libertà di espressione” e  Washington e Bruxelles parlano di sentenza sproporzionata. E’ duro anche il commento della cancelliera tedesca Angela Merkel, secondo la quale la sentenza “viola i valori europei”. Intanto l’avvocato della difesa Mark Feigin,  pur parlando di “verdetto annunciato”, non si rassegna ed annuncia il probabile ricorso alla Corte di Strasburgo.

Il giudice Sirova, tuttavia, difende il proprio operato, evidenziando che si tratta di una condanna motivata dalla necessità di reprimere l’attacco nei confronti della Chiesa ortodossa e dei suoi credenti, non finalizzata alla repressione della protesta politica. A suo dire, quindi, il gesto del gruppo punk sarebbe da qualificarsi come “una provocazione contro la fede” e ciò sarebbe dimostrato dalla circostanza che la manifestazione di dissenso nei confronti di Putin sia stata aggiunta soltanto in un momento successivo rispetto alla performance originaria.

Il magistrato comunque ha deciso di destinare le giovani artiste ad una colonia penale femminile definita “a regime comune”, in quanto ospita detenuti che hanno commesso piccoli reati o  reati gravi per la prima volta. Anche su questo punto della decisione i legali non nascondono la loro preoccupazione sul futuro del trio, che già durante la carcerazione preventiva aveva denunciato abusi.

Il caso che tiene viva l’attenzione dei media di tutto il mondo accende nuovamente i riflettori sul tema del degrado delle strutture carcerarie, del rischio di maltrattamenti e delle scarse condizioni igieniche. Carenze evidenziate dall’indagine dell’Organizzazione mondiale contro la Tortura, risalente all’anno 2003.

Nella mente di molti, inoltre, riaffiora il ricordo del video postato su internet nel 2008 sui maltrattamenti subiti dai detenuti ad opera di un ufficiale carcerario, poi arrestato.  Lo scandalo nazionale portò alla riforma del sistema carcerario che entro il lontano 2020 dovrebbe portare ad abolire le camerate miste e le colonie correzionali dure.

A cura di Roberta Cupertino

foto:www.tmnews.it

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