SI E’ SPENTO UNO DEI LEONI DELLA FOLGORE

“Dobbiamo inchinarci davanti ai resti di quelli che furono i leoni della Folgore” con queste parole il primo ministro britannico Churchill rendeva omaggio ai sopravvissuti che combatterono tra il primo 1° luglio e il 4 novembre del 1942 ad El-Alamain. A riportarci indietro nel tempo e a quei giorni segnati dal sacrificio di migliaia di giovani è la morte di Mario Vetrugno, uno degli ultimi reduci della battaglia di El-Alamain combattuta eroicamente dai militari italiani schierati in Libia al fianco dell’Afrikakorps di Rommel, che si è spento all’eta’ di 95 anni. Il paracadutista della Folgore, brevetto numero 42 conseguito nel 1941, partecipo’ quell’anno all’operazione ”cielo di Cefalonia” e l’anno successivo alla battaglia di El Alamein, nella quale l’Italia subi’ gravi perdite e durante la quale fu catturato dalle truppe britanniche. Vetrugno era uno dei pochi reduci viventi di quella battaglia. Qualche anno fa fece notizia la sua discesa in campo a difesa del Tricolore e dell’Inno nazionale.

Per saperne di più 

Nel Nord Africa si combattè una battaglia fondamentale per il controllo delle riserve di greggio del golfo persico, l’Egitto era infatti la porta di accesso a quelle risorse. Caduto questo bastione le forze dell’asse avrebbero avuto accesso alle riserve di petrolio risolvendo i cronici problemi di carenza di questa preziosa risorsa. I britannici invece se l’avessero persa si sarebbero trovati a dover dipendere dai rifornimenti americani ed El Alamein ( in arabo due bandiere) , simbolo della resistenza del regio esercito italiano in Africa, ebbe un ruolo di storica importanza nel corso della seconda guerra mondiale. Infatti essa costituiva il terminale nord di un corridoio est-ovest di circa 60 km di larghezza delimitato a sud dalla depressione di Qattara, che rappresentava un ostacolo impenetrabile ai mezzi militari; furono gli inglesi con delle truppe beduine a passare la depressione di Qattara e distruggere un avamposto italiano, uccidendo tutti senza condizioni di resa. Questo corridoio era diventato un elemento essenziale della linea difensiva britannica in Nord-Africa e segnò il punto di massima penetrazione ad est delle forze italo-tedesche in Egitto.

Le forze in campo:

Le forze dell’Asse

67 battaglioni di fanteria (30 italiani), 536 cannoni (336 italiani), 515 carri armati (281 italiani) 119 autoblindo (72 italiane) e 777 aerei fra bombardieri, caccia e ricognitori.

Le forze Britanniche

66 battaglioni di fanteria (a organici completi, mentre non lo erano quelli italo-tedeschi), 576 cannoni, 450 carri armati, 150 autoblindo e 1.200 aerei di tutti i tipi.

Le battaglie:

  • la prima battaglia di El Alamein (1º luglio – 27 luglio 1942). Il 1º luglio Erwin Rommel attaccò la linea difensiva britannica che però resistette, se pur indebolita. Il giorno successivo i britannici contrattaccarono ma senza successo. Si determinò una situazione di stallo cui seguì una fase di logoramento fra attacchi e contrattacchi, nessuno dei quali veramente decisivo, che si protrasse fino alla fine di luglio senza nessun chiaro vincitore. Tuttavia anche se bloccato ad El Alamein, Rommel dimostrò tutto il suo valore e le sue tattiche di guerra tennero in scacco, fino all’inevitabile esaurimento delle risorse, un avversario superiore per numero di uomini e mezzi ed in particolare grazie alla superiorità aerea e alla migliore qualità dei nuovi carri Sherman.
  • La seconda battaglia di El Alamein (o terza battaglia di El Alamein nella terminologia ufficiale italiana, che indica invece come seconda battaglia di El Alamein la Battaglia di Alam Halfa) si svolse tra il 23 ottobre e il 3 novembre 1942. A seguito della prima battaglia di El Alamein, che aveva bloccato l’avanzata delle forze dell’Asse comandate dal feldmaresciallo Erwin Rommel, il generale britannico Bernard Montgomery da poco subentrato al comando dell’8ª armata britannica si impegnò a fondo in una opera di riorganizzazione delle truppe del Commonweakth.  Il 23 ottobre 1942 le truppe britanniche, sferrarono un poderoso attacco su El Alamein. Le forze di Rommel, molto inferiori di numero (2 nazioni dell’Asse contro più di 7 nazioni del Commonwealth), inizialmente riuscirono a contenere gli attacchi britannici. La sapiente disposizione dei campi minati tedeschi “I Giardini del Diavolo” com’ebbe a chiamarli Rommel medesimo facevano sì che i corridoi liberi dagli ordigni non erano rettilinei, ma sinuosi e terminavano proprio di fronte ai formidabili cannoni antiaerei da 88mm riadattati in funzione anticarro. Nei giorni successivi vi furono numerosi attacchi e contrattacchi che non portarono a risultati apprezzabili. Tuttavia, a seguito di tali attacchi e della estrema lunghezza delle linee logistiche italo-tedesche, le forze di Rommel si erano gravemente assottigliate per via della mancanza di approvvigionamenti e rifornimenti, al punto che il 3 novembre Rommel disponeva ormai di soli 35 carri armati efficienti. Il 4 novembre dovette ordinare il ritiro. Il 6 novembre le forze dell’Asse iniziarono una ritirata che segnò una svolta della guerra.
  • Durante quei mesi drammatici le forze armate italiane si distinsero per numerosi atti di eroismo. I nostri militari male armati, si pensi ai carri leggeri M-14 assolutamente inadeguati in termini di protezione balistica e capacità di fuoco, combatterono fino all’ultimo uomo come nel caso delle Brigate Ariete e Folgore che furono totalmente distrutte. Winston Churchill commentò: “Ora, questa non è la fine, non è nemmeno l’inizio della fine. Ma è forse la fine dell’inizio”. Sempre Churchill rese omaggio al valore dimostrato dai soldati italiani dichiarando ai Comuni: “Dobbiamo inchinarci davanti ai resti di quelli che furono i leoni della Folgore”

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Foto: ANSA

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