DE MAGISTRIS VS SEPE: LA POLEMICA

Non tarda ad arrivare la replica del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, in merito all’omelia del cardinale Sepe recitata in occasione della ricorrenza di Santa Patrizia.

Il cardinale si è scagliato contro la proposta del primo cittadino di istituire un «quartiere a luci rosse» dove le prostitute possano offrire regolarmente le proprie prestazioni. In una lunga lettera inviata agli organi di stampa, de Magistris spiega: «Ho letto l’omelia del Cardinale Crescenzio Sepe e rimango ferito e dispiaciuto per l’attacco politico verso l’amministrazione. Mi aspettavo una discussione sul delicato tema, era quello il mio intento, discutere.

Mi aspettavo dal Cardinale un contributo, anche duro, che portasse un punto di vista strettamente ecclesiale, di cui tener conto nella discussione stessa e nella successiva decisione. Ho ricevuto, invece, un’invettiva alla quale sono costretto a rispondere per “legittima difesa”, poichè non rappresenta una legittima critica pertinente ad uno o più fatti che rientrano nel dibattito democratico, bensì un affondo politico, fatto nel ricordo di una Santa a noi tutti molto cara, Santa Patrizia, fondato tra l’altro su evidenti distorsioni della realtà. Questa amministrazione infatti, nonostante i tagli del governo, ha aumentato la spesa per le politiche sociali, verso i più deboli, gli emarginati, i senza fissa dimora, i minori. Questa amministrazione sta affidando beni, case e terreni ai cittadini per finalità sociali, solidaristiche e di cooperazione. Questa amministrazione sta affrontando tutte le emergenze della città di Napoli, anche quelle che non sono di sua stretta competenza, in primis quella economica e occupazionale, che genera difficoltà e tensioni sociali, tanto da esporsi in tutte le sedi istituzionali affinchè la condizione di Napoli sia considerata come prioritaria trattandosi della capitale del Sud».

L’AMMINISTRATORE LAICO – «Stupisce l’affondo del Cardinale Sepe – prosegue il sindaco – anche perché quotidiani e ottimi sono i rapporti e gli incontri di lavoro che tutti gli assessori hanno con parroci, sacerdoti, associazioni cattoliche, volontariato. Del resto parte significativa della spesa sociale e’ indirizzata anche verso il mondo religioso. Come ricorda lo stesso Cardinale, dovere dell’amministrazione è quello di farsi carico di tutte le sofferenze umane, di contrastare tutte le discriminazioni, di realizzare il principio, cristiano e costituzionale, dell’uguaglianza fra esseri umani. In questo senso ho inteso aprire un dibattito su come affrontare il tema della prostituzione, con l’esperienza di magistrato e, oggi, il ruolo di amministratore. In modo laico, come laico deve essere l’atteggiamento di un buon amministratore che persegue solo il benessere dei propri cittadini, senza condizionamenti di nessun tipo, ma semplicemente tenendo a mente la natura umana e il suo diritto alla felicità o quanto meno al miglioramento delle condizioni della vita, oltre che il rispetto della legge. Ed ho avanzato una idea, realizzata anche in altre città d’Europa, una semplice idea. Senza far finta di non vedere il problema o nasconderlo, come troppo spesso si è fatto nel campo sessuale. Un tema che volevo fosse al centro di un confronto pubblico fra tutti i soggetti sociali e le associazioni che, con impegno , lavorano a tutela di chi si prostituisce. Un’idea da portare in Consiglio Comunale, un’idea che non consiste nel riaprire le case chiuse, ma nell’adibire uno spazio cittadino, lontano da abitazioni e uffici, a chi ha scelto di prostituirsi, per evitarne lo sfruttamento criminale, garantendo sicurezza e controllo sanitario nei confronti di quante e quanti decidono di prostituirsi, con l’obiettivo finale della riduzione al minimo se non l’eliminazione auspicabile del mercimonio del corpo».

L’AFFONDO SULLE «CASE ROMANE» – «Lei dice che l’amministrazione vuole tornare alla case chiuse? Giammai Cardinale! – dice ancora de Magistris – Ma dove lo ha letto? Lei che si è occupato di ben altre case quando era a Roma, sa bene che noi vogliamo case aperte, trasparenti, luoghi liberi, luoghi di culto per tutte le religioni, case da assegnare ai più deboli, luoghi per l’inclusione e la solidarietà. Così come apriremo entro l’anno le mense del popolo, cosi come realizzeremo con Emergency un polo di assistenza sanitaria, così come daremo altre due grandi strutture ai senza dimora, cosi come destineremo parte dell’ Albergo dei poveri ad un luogo di accoglienza per chi è sofferente o privo di diritti. Era dunque non una decisione calata dall’alto ma una semplice proposta, di chi vede, nel silenzio generale, aumentare nel Paese la prostituzione soprattutto minorile, volta anche a scardinare il muro di ipocrisia costruito intorno ad un fenomeno “scomodo” da affrontare, di cui oggi – infatti e finalmente- parla anche il Cardinale Sepe. Rivendico, poi, l’istituzione del Registro delle unioni civili come forma di progresso, anche rispetto alla vacatio legislativa nazionale, non credendo che esistano legami di serie a e di serie b, e volendo dare realizzazione al principio costituzionale di uguaglianza. Ricordo che anche altre amministrazioni italiane ci hanno chiesto consulenza sul tema e, con orgoglio, abbiamo assecondato questa loro richiesta, così come siamo un modello per la difesa dei beni comuni a partire dall’acqua. Garanzia di uguaglianza, realizzazione della felicità, promozione dei diritti di tutti, tutela dei beni comuni: caro Cardinale, non sono questi temi che, anche da cattolico, prima ancora che da cittadino, sono cari anche a Lei? Non sono questi problemi per i cittadini? Credo, purtroppo, a leggere le Sue parole, che la questione non riguardi le specifiche scelte di questa amministrazione, dunque la proposta sulle aree rosse oppure sul parco dell’amore oppure l’istituzione del Registro per le unioni civili . Mi sembra evidente che non siano le priorità, suvvia Cardinale, lo sa bene anche Lei, ma sono temi sui quali una grande città come Napoli non può non interrogarsi e quindi decidere. Questa amministrazione, lo dico da cattolico ma soprattutto da sindaco dunque da amministratore laico, rispetta tutti e prende molto in considerazione la Chiesa, soprattutto il Vangelo e chi lo pratica, ma non accetta diktat da nessun potere; il mio giudice sono i cittadini ai quali ho deciso di dedicare in modo assoluto e senza alcun risparmio di energie la mia vita e il mio impegno civile per 5 anni. Il popolo cattolico è stato e sarà sempre un mio interlocutore, come lo sono tutti i cittadini, che sanno riconoscere che il ‘prendersi cura’, dovere di una amministrazione, significa anche e soprattutto farlo dei più deboli e discriminati, a partire dalle loro condizioni materiali ma anche dalle discriminazioni nei diritti. Il pane e le rose, si diceva negli anni’70 e come Vangelo insegna. Quel Vangelo che è l’unico libro che non tolgo mai dal mio comodino».

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *