STRASBURGO BOCCIA L’ITALIA SULLA PROCREAZIONE ASSISITITA

La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo riaccende il dibattito politico dopo la pausa estiva e divide l’opinione pubblica sul tema della fecondazione assistita.

Il caso che ha dato origine alla controversia dinanzi alla Magistratura europea, per violazione della norma convenzionale sul diritto al rispetto della vita privata e familiare, nasce dalla richiesta di una coppia, portatrice sana di mucoviscidosi, di far ricorso alla fecondazione assistita con diagnosi pre-impianto.

La questione tra i due cittadini e lo Stato italiano nasce in quanto la legge 40 sulla procreazione assistita non consente interventi di tal genere.

La singolarità evidenziata anche da Strasburgo sta nel fatto che, invece, la normativa sull’interruzione volontaria di gravidanza consente l’accesso all’aborto terapeutico nel caso in cui il feto sia affetto da fibrosi cistica.

Proprio la divergenza tra le norme in questione ha portato i Giudici europei a parlare di “incoerenza del sistema legislativo italiano” sul tema della fecondazione assistita. Lo Stato italiano è stato così condannato a versare 15.000 euro per danni morali e 2.500 per le spese legali.

Dal mondo politico Pd e Idv colgono l’occasione per invitare il Parlamento a riscrivere la legge sulla procreazione assistita, così Barbara Pollastrini, deputata del Pd, osserva in una nota che “l’Italia non può essere il fanalino di coda su una materia che dovrebbe richiamare tutti a equilibrio e umanità”.

Differente è la posizione dei centristi e del Pdl, se l’Udc parla di decisione “discutibile”, alcuni esponenti del Pdl invitano il Governo a promuovere il ricorso alla Grande Camera.

Intanto il Ministro della Salute Renato Balduzzi fa sapere che l’incompatibilità tra legge 40 e 194 sollevata dai Giudici europei “è un problema già noto”, e riservandosi di leggere l’intero testo della sentenza, fa notare che “una riflessione va affrontata”. Il Ministro, tuttavia, non esclude la possibilità di proporre ricorso contro la decisione ritenendo che “sia forse opportuna una richiesta di un punto giurisdizionale fermo per quanto riguarda la Corte europea dei diritti dell’uomo e che dunque un ricorso da parte del nostro Paese valga proprio a consolidare un punto di riferimento”.

Foto: bemamma.it

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