BARI, TEST PER L’ACCESSO A MEDICINA. DOMANDE NON IMPOSSIBILI

La coda del mattino, per arrivare puntuali dinanzi alla commissione, poi la perquisizione elettronica attraverso il metal detector, prima di entrare nell’aula di esame. Nel campus universitario di via Orabona ha inizio il test di ammissione ai corsi di laurea in Medicina e chirurgia e in Odontoiatria. Alle undici in punto, come avviene in contemporanea in tutti gli altri atenei italiani, quasi tremila candidati si apprestano ad affidare il sogno di vestire il camice bianco alla lotteria dei quiz a risposta multipla. All’ateneo barese quest’anno spettano 300 posti per altrettante nuove matricole, compresa una piccola quota riservata agli extracomunitari, il che vuol dire che soltanto uno su dieci riuscirà ad entrare. Per gli altri, c’è sempre la seconda e spesso la terza e quarta scelta: nel caso non riesca il colpaccio a Medicina, né ad Odontoiatria, in tanti hanno già fatto domanda di partecipazione anche per altri test.

La grande attesa, intanto, è tutta concentrata sulla prospettiva della professione medica. A Bari, teatro nel passato di scandali e truffe sfociate in due procedimenti giudiziari, il tratto caratteristico è l’apparato di sicurezza. Contro eventuali nuovi malintenzionati, l’Università schiera 160 vigilanti, distribuiti nelle aule ed all’esterno, 25 tecnici e due rappresentanti degli studenti nel ruolo di supervisori. In più, affida il coordinamento di tutto l’apparato ad un comitato di alta vigilanza formato da docenti e dirigenti dell’Ateneo. La macchina è rodata, funziona con le stesse modalità dal 2008, in reazione alla prima truffa perpetrata ai danni dell’accademica l’anno prima. Allora le soluzioni arrivavano, a pagamento, sui cellulari di alcuni candidati per Medicina tramite sms e i presunti responsabili sono attualmente a processo. Le menti e le braccia di quella presunta truffa, tuttavia, non erano i soli ad agire, secondo la procura di Bari, che a luglio scorso ha chiesto e ottenuto dal giudice delle indagini preliminari gli arresti domiciliari per sei persone, compresi dipendenti e studenti della stessa università, che nel 2007 a Bari e nel 2009 a Foggia, Napoli e Verona (in trasferta dopo il primo scandalo) avevano organizzato, sempre secondo la procura, un sistema più evoluto per trasmettere via internet, sempre dietro compenso, le soluzioni ai quiz di Odontoiatria direttamente su palmari e telefonini.

Le nuove leve di aspiranti camici bianchi, tuttavia, non hanno paura dei controlli dei vigilati e delle perquisizioni elettroniche attraverso i metal detector. In aula ci sono anche i macchinari che impediscono il funzionamento dei cellulari, come estrema precauzione, ma tutto fila liscio ed al termine delle prove non si registrano grossi problemi.
Al termine della fatica, i ragazzi raccontano di un test complicato, ma non impossibile. Forse un po’ troppo ricco di domande di logica, nella sezione logica e cultura generale, a scapito di quelle di storia, letteratura ed attualità.

Conclusa la prova di accesso a Medicina ed ad Odontoiatria (un unico quiz con espressione della preferenza), nel campus universitario di via Orabona attaccano le selezioni per i corsi di laurea triennale di Ingegneria, per quanto riguarda il Politecnico che convive con l’Università all’interno del medesimo campus. Il clima, su quest’altro versante, è decisamente più disteso e la prova si svolge senza troppo clamore.

Il quartiere universitario sarà teatro di parecchi altri test nei prossimi giorni (stamattina i quiz per il corso di laurea in Medicina in lingua inglese), ma intanto il dibattito sulla validità delle attuali modalità di sbarramento è un processo in corso.

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