LE IMMAGINI PIETRIFICATE DI ALDO CALO’

Aldo Calò nasce a S. Cesario di Lecce il 24 giugno 1910.
Si diploma all’Istituto d’Arte di Lecce che “a quel tempo più che artistica era di tipo artigianale,… si facevano e si imparavano i mestieri” (il suo primo lavoro, infatti, fu quello di intagliatore e arredatore).

La sua “carriera” artistica  ha inizio nel 1945, anno in cui  allestisce a Lecce la sua prima personale, mentre ha già iniziato a frequentare artisti e intellettuali salentini come Geremia Re, Antonio D’Andrea, Lino Paolo Suppressa, Oreste Macrì, Vittorio Bodini, Vittorio Pagano, Luciano De Rosa ed altri che si sono radunati intorno al giornale ‘Libera Voce’.
Da questo momento in poi la sua creatività si fa sempre più intensa, deciso a superare i limiti inevitabili della periferia, resi più pesanti in questi anni dell’immediato dopoguerra per l’assenza di infrastrutture culturali che potessero offrire canali di diffusione e affermazione della propria opera. La partecipazione a rassegne-premio nazionali è, quindi, occasione non solo di riconoscimenti ufficiali, ma anche momento di effettivo allargamento di conoscenze e contatti.

Sue opere cominciano ad essere presentate nelle maggiori rassegne d’arte mondiale, in Italia (Biennali di Venezia e Quadriennali di Roma) e all’estero (Parigi, Edimburgo, Anversa, Oslo, Colonia,Tokyo, Buenos Aires), ottenendo un vasto riscontro da parte di pubblico e critica .
Premi e riconoscimenti si susseguono ora con costanza. Tra questi spiccano il Gran Premio Internazionale di Scultura, alla Biennale Internazionale d’Egitto (1961), il premio della Scultura (ex-aequo) alla XXXI Biennale d’Arte di Venezia (1962), la vittoria al Concorso Nazionale per il Monumento alla Resistenza Italiana di Cuneo (1963) .
Accanto ai riconoscimenti ufficiali sono divenuti intanto costanti anche quelli della critica, che è andata via via definendo momenti e aspetti della sua ricerca artistica. Così la Galleria Romana dell’Obelisco mostra i suoi “oggetti plexiglass” (nel 1965),  la Medusa gli “elementi modulati” (nel 1968) ,  la Galleria Serafini le “piastre” di piccolo formato (nel 1976)  la Galleria Editalia l’interessante nucleo di dipinti “Itinerari Pittorici” (nel 1983).

La sua scultura è basata su criteri di bidimensionalità, contrapposizione di liberi giochi di forme geometriche e regolari, sullo stagliarsi netto e grafico degli elementi scultorei nello spazio, sulla ricerca, per via luministica, di una sorta di cromatismo materico delle superfici. Tali direttive formali, fondate su caratteri concettualmente applicabili alla pittura, trapassano per logica induzione e senza incongruenze nel versante pittorico vero e proprio praticato nell’ultimo arco di vita. Sono dipinti che “segnano una esperienza decisiva e di grande portata…, perentoriamente invitano lo spettatore a dare libero gioco all’immaginazione” (Filiberto Menna) e recuperano specificamente il valore correlativo tra segno e superficie, la valenza semantica del lessico non oggettivo dell’astrazione. Un percorso logico quello di Calò: condotto sulla riflessione tra forma (oggetto) e contenuto (soggetto), che vuole porsi come atto non banalizzante, discrimine alle operazioni di decontestualizzazione dell’immagine, altrimenti mercificata, o ridotta a stereotipo.

Ancora nel pieno della sua attività creativa, muore a Roma il 15 gennaio 1983.

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