UN GIOVANE DI BELLE SPERANZE

Era il 1960, lui aveva appena 43 anni e l’America aveva bisogno di vivere un cambiamento radicale.

E’ il 2012, lui ha 37 anni e l’Italia attraversa una tra le sue più gravi economiche e sociali.

Riflettere su Matteo Renzi non significa imbarcarsi in pericolose considerazioni politiche, ma di certo significa far luce su alcune credenze e falsi miti che, forse, è proprio giunto il momento di sfatare.

Chi scrive ha la medesima età del giovane sindaco di Firenze, ed è una persona stanca di ascoltare sempre le solite vacue cantilene pre-elettorali, di vedere sempre i soliti volti asfittici sugli scranni di Montecitorio e, peggio, di non aver fiducia nei rappresentanti che ci governano.

Molti hanno simpatia per il “sindaco ragazzino”, ma molti di più temono che la sua sia solo l’ennesima ingegnosa boutade utile ai soliti giochi dei politicanti più esperti. In realtà, l’idea che da qualche giorno balena in mente ai più perspicaci (e a chi ha più memoria storica di altri) è quella che gli italiani, in fatto di elezioni, siano i peggiori nemici di se stessi.

Osserva ironicamente Gramellini, sulle pagine de La Stampa, che si tratta di “uno scontro antropologico che spinge a votare non chi ti convince di più, ma chi ti fa meno paura”. Ed io ho paura del professionista colto ed elegante che tra un sigaro ed una risata ti insegna a sostenere i figli con i collaudati espedienti clientelari che rasentano la corruzione. Ho paura dell’anziano signore seduto al bar che, pur di non guardare in faccia la miseria che lo circonda, preferisce coltivare il proprio orticello di vacanze ai Tropici e debiti in banca, “perché il Berlusca è uno che in fondo ci sa fare”.

Ho paura del giovane neolaureato neoassunto che premette la propria personale resilienza ai diritti di quelli come lui che, per una serie di sfortunate coincidenze, sono rimasti indietro. Ho paura delle donne che criticano la Minetti ma alla fine farebbero a loro volta carte false pur di portare la borsa al Casini, all’Alfano o al Bersani di turno. Ho paura dell’insegnante che predica il sostegno assoluto ad una Sinistra che, dimentica di Gramsci e Pertini, sorseggia Martini e Dom Perignon nei circoli più chic delle città.

Matteo Renzi ha avuto l’impertinenza di aprire le porte ai disillusi di destra, oltre che a chiedere voti agli orfani di sinistra. Un grave errore strategico per un’ Italia in cui le “sfumature di grigio” tra il bianco e il nero esistono solo nelle pagine di un romanzetto d’appendice. Peccato, perché uomini come Einaudi, De Gasperi, Roosevelt, Adenauer, hanno saputo far tesoro proprio di quelle sfumature per creare Futuro, benessere e il giusto coraggio per risollevarsi.

A tutti noi “giovani di belle speranze” resta solo la facoltà di sperare ancora una volta che il buon senso prevalga, e che stavolta buon senso non faccia rima con opportunismo

Di: Lucia De Simone Abbatantuono

Foto: style.it

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