LIGNANO, LA CONFESSIONE DI LISANDRA

“Volevo fargli cambiare idea ma mio fratello si è messo a piangere parlandomi dei suoi problemi economici e della figlia che doveva nascere, così mi sono convinta”. Nel verbale del suo interrogatorio Lisandra Aguila Rico, la 22enne cubana arrestata per il sanguinoso delitto di Lignano, cerca di spiegare come lei e il fratello Reiver si sono trasformati in assassini senza pietà.

Nelle otto pagine Lisandra racconta dell’idea fissa di suo fratello, soprannominato “Tyson”: “Mentre ero a Salerno (dove lavoravo al night Sharon) ho sentito più volte al telefono Reiver che mi diceva di voler commettere la rapina… Aveva problemi economici e continuava ad avere questo obiettivo da mesi.”

Poi Lisandra parla di Paolo Burgato e Rosetta Sostero, i coniugi barbaramente uccisi durante la rapina: “Li conoscevamo da tre anni, da quando siamo arrivati in Italia, io andavo al loro negozio a fare acquisti e li vedevo tutti i giorni nella gelateria di mia madre, dove ho lavorato anch’io”.

Quando il fratello le ha detto che avrebbe commesso la rapina anche senza di lei Lisandra ha ceduto: “Lui aveva già le idee molto chiare, aveva scelto la villa dei burgato e aveva preso gli abiti che avremmo dovuto indossare: i leggins neri, due felpe blu scuro, due passamontagna, due coltelli, uno piccolo e uno grande, due paia di guanti da motociclista”.

Tra gli oggetti preparati per la rapina da “Tyson” anche una corda “che però non avevo visto prima del fatto”. Lisandra poi parla dela scelta dei burgato, titolari del negozio acanto alla gelateria della madre: “Mio fratello era convinto che avessero contanti e oggetti di valore in casa”. La sera prima i due compiono un sopralluogo, il giorno dopo scatta il piano.

“Reiver è venuto a chiamarmi verso le 21,30 dicendomi che andavamo a fare la rapina. Era presto, siamo andati a comprare le Marlboro light. Abbiamo fatto dei giri a piedi nei dintorni. Verso le 22,30 abbiamo scavalcato, ci siamo nascosti e abbiamo messo i leggins. Nell’attesa, accovacciati, abbiamo fumato almeno quattro sigarette a testa”.

Quando i due sono rincasati in bicicletta “io ho perso la signora da dietro, bloccandola alla gola con il braccio sinistro, mio fratello ha bloccato lui… Siamo entrati tutti e quattro nel bagno, la prima stanza che abbiamo visto aperta. Mio fratello ha iniziato a dire: ‘Dove sono i soldi? Dove avete la roba? Dove avete l’oro?'”

“La signora voleva che il marito parlasse ma Burgato non diceva nulla. A quel punto mio fratello lo ha messo a terra legandolo e poi si è occupato della signora… io ho preso la borsetta, ho trovato del denaro e l’ho dato a mio fratello. Sono poi salita al piano superiore a rovistare dappertutto… ho mosso i quadri cercando la cassaforte ma niente, ho portato via solo una catenina e degli orecchini”.

“Sono tornata da mio fratello, gli ho sussurrato all’orecchio che non avevo trovato nulla e l’ho invitato ad andare via. Lui è diventato molto nervoso. Ha iniziato a chiedere più volte la cassaforte e i soldi e in quel momento il signor Burgato ha riconosciuto la sua voce chiamandolo più volte “Rei”. Reiver ha iniziato a picchiarlo violentemente, tant’è che io sentivo i colpi sordi e forti”.

A questo punto i due si sentono messi alle strette e scatta la furia omicida “Entrambi avevamo capito che non potevamo andar via così… Ho recuperato il coltello grande e ho aggredito Burgato”. Finito il massacro i due si sono diretti alla spiaggia: “Abbiamo percorso il bagnasciuga togliendoci le scarpe”.

“Arrivati a casa ci siamo lavati. Poi abbiamo preso un taxi per Latisana. Dovevamo vedere gli orari dei treni del giorno dopo. E siamo tornati a Lignano per andare a dormire… Io dalle mie amiche Zoraida e Claudia Ximena, che mi hanno aperto la porta”.