TEMPI DURI PER GLI AVVOCATI: IN VIGORE I NUOVI TARIFFARI

In realtà è del Luglio di quest’anno, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 195 del 22 agosto 2012, il nuovo Decreto Ministeriale n. 140 del 2012, che introduce la nuova disciplina in materia di compensi professionali, ma sostanzialmente dal rientro dalla pausa estiva l’argomento sembra più che mai all’ordine del giorno.

I principi del foro non ci stanno!  Le nuove tariffe, infatti, appaiano alquanto peggiorative, sia perchè non prevedendo più singole voci di attività da inserire, ma solo “fasi del processo”, riducono e cristallizzano i compensi del professionista, senza possibilità di maggiorazioni in funzione della quantità delle attività svolte, come avveniva prima.

Il processo è così diviso in fasi (introduttiva, istruttoria, decisoria e esecutiva) e, per ognuna di esse, la liquidazione avviene sulla base del valore della causa e di un compenso minimo e massimo.

Quanto alla natura dell’attività, quella stragiudiziale verrà liquidata  “tenendo conto del valore e della natura dell’affare, del numero e dell’importanza delle questioni trattate, del pregio dell’opera prestata, dei risultati e dei vantaggi, anche non economici, conseguiti dal cliente, dell’eventuale urgenza della prestazione”.

L’attività giudiziale, invece, non terrà più in conto delle c.d. aliquote (minimi, medi, massimi) e del valore della causa, ma sono introdotti nuovi e, forse più difficilmente individuabili, parametri.

In ogni caso, per quanto riguarda gli avvocati, le nuove disposizioni introducono diverse penalizzazioni, come per esempio, in caso di mancata informativa al cliente o di adozione di condotte dilatorie che ostacolino la definizione del procedimento in tempi ragionevoli, il Giudice potrà decidere di valutare negativamente in sede di liquidazione del compenso.

Così, il Consiglio Nazionale forense, nella riunione del 5 settembre scorso, ha deciso di impugnare i predetti regolamenti.

Il presidente, Guido Alpa, ha commentato: “Prendiamo atto di questa decisione tuttavia le condizioni poste dal Governo appaiono non solo irrispettose dell’autonomia del Parlamento ma mettono anche a rischio alcune scelte normative irrinunciabili della riforma forense a tutela dei principi di autonomia e indipendenza di una professione che ha rilievo costituzionale. Siamo costretti a rilevare l’intollerabile deficit di democrazia, visto che in uno stato democratico non sono ammissibili limitazioni alla libertà dell’ azione del parlamento. Duole sottolineare che il comportamento del Governo, in quanto volto a escogitare espedienti per ritardare il compimento dell’iter della riforma smembrando il testo, è abnorme e fuori da ogni prassi costituzionale”.

La decisione del Cnf di impugnare i regolamenti sulle professioni e i parametri, oggi condivisa da tutta l’avvocatura, appare effettivamente necessaria.

foto: informazionegiuridica.it

 

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