MICHELE CIRCIELLO, L’ACCERTATORE DI TRACCE

Gauguin scriveva della Polinesia: “L’uomo deve assomigliare al suo ambiente” . Per Michele Circiello non c’è stato bisogno di partire per viaggi lontani: il “suo ambiente” l’ha trovato vicino al luogo in cui vive, il Gargano, il cui fascino  è stato determinante per la fisionomia artistica di Michele Circiello.

Il Gargano, lo Sperone d’Italia, che giganteggia fra la distesa del Tavoliere e l’Adriatico, seduce  per le sue rocce cavernose, per il disteso ammanto arboreo, seduce per l’immensità dei suoi orizzonti, per la dimensione reale che si fa  trascendente quando lo sguardo con impercettibile motilità trascorre dal mare, o dalla nebbia della piana dauna, al cielo. Il Gargano è depositario  di tracce eloquenti del più lontano capitolo della storia dell’uomo.

Michele Circiello nei brevi pomeriggi invernali, nelle ariose domeniche primaverili diventa errabondo,  osserva la natura incontaminata, gusta l’elegia del paesaggio, si sofferma su quei segni di vita vegetale, su quegli aspetti diremmo minori, come una crepa, una venatura, una muffa, un ciuffo di licheni, una macchia di muschio. Circiello diventa cosi l’accertatore delle tracce del tempo e dell’uomo. Trasferisce sulla tela con un tocco di eleganza, con una sintesi efficacissima quelle note paesaggistiche del Gargano per ambientare le gesta, le vicende di caccia dei suoi omini preistorici, resi essenziali da semplici tratti, ma vivi e scattanti . L’immaginazione dell’artista anima, integra l’habitat naturale del promontorio  dauno.

Ben presto l’accertatore di tracce non s’appaga più della rappresentazione della realtà garganica ma, in linea con le istanze più recenti dell’arte moderna, interviene nella natura stessa, sulla roccia stessa, senza forzature, proponendo quindi, anche l’arte del gesto. Con gessetti e pennarelli aggiunge il suo tratto delicato e discreto, marca o allunga la crepa, disegna l’omino, stinge il grigio calcareo della pietra.  Nasce così la “fotopietra”, la foto — non più la pittura ad olio soltanto — la foto che ritrae l’intervento pittorico sulla roccia e l’artista stesso: è estetico ciò che fa l’artista, il suo gesto e non soltanto la riproposta della realtà ambientale.
Parallelamente la tela del Circiello si arricchisce dal punto di vista materico: la tecnica si fa mista e ingloba sabbie, schegge e sassolini della zona. E’ questa la seconda fase “garganica” dell’attività artistica del Circiello.

La ricerca del Gargano continua, orientata sull’uomo troglodita della preistoria e del medioevo. Circiello scopre così le chiese rupestri e coglie le visioni di quegli affreschi mistici, di quelle icone ancora solenni, pur nel loro stato frammentario. L’umidità ha stinto le immagini sacre, che, in perfetta simbiosi con l’ambiente, presentano un manto cromatico insolito, trapunto di muffe vive, di ossidi variegati, di concrezioni calcaree.Nascono così, sempre in tecnica mista, le icone e le “lunette” circielliane, che ripropongono non solo, non tanto le immagini sacre in se, quanto la suggestività, la poesia del loro stato reliquiale.

Le immagini di Circiello sono con evidenza legate al mondo primitivo, come se sostituissero il precedente dell’evoluzione che la figura umana ha subito nel tempo – sia proprio in quanto persona sia quanto oggetto di rappresentazione.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *