Consorzio Terre d’Apulia: lavoratori in agitazione

‘Non ascoltano la nostra voce’. Abbaticchio sostiene la proposta: ‘Chiusura inopportuna’

Momenti drammatici peri i lavoratori e gli utenti del Consorzio di Bonifica Terre d’Apulia che gestisce alcuni pozzi artesiani nel territorio pugliese. Con grande anticipo infatti il consorzio ha deciso di chiudere l’erogazione dell’acqua provocando così un doppio disagio: quello degli agricoltori bitontini, privati di una importante fonte di approvvigionamento idrico proprio in un periodo di grande siccità e quello degli operai e impiegati dei pozzi, già lavoratori stagionali, costretti ora ad un taglio netto delle giornate lavorative.

La prima fase della protesta si è svolta lunedì nelle campagne tra Palombaio e Mariotto. Un centinaio tra operai, impiegati e agricoltori hanno manifestato la loro contrarietà alla scelta dei Consorzio fin dalle 8,00 di mattina. Con loro anche le associazioni di categoria della Cia, Coldiretti e Filbi-Uil. “Ci stanno privando dei mezzi di sostentamento primario per le nostre famiglie – sbottano i manifestanti – vogliamo far sentire la nostra voce; la voce di chi fa fatica a mantenere il proprio lavoro e a valorizzare la propria terra”.

La protesta è continuata anche martedì scorso a Bari in corso Trieste, proprio davanti alla sede del Consorzio. “All’improvviso ci hanno comunicato il taglio delle giornate lavorative – denunciano – e se adesso riusciamo a lavorare 24 giorni in un mese, con la chiusura dei pozzi potremo essere impiegati solo per 3-4 giorni al mese a rotazione. Quindi se oggi riusciamo a portare un esiguo salario a casa, tra 10 giorni questo non sarà più garantito. Senza parlare poi del fatto che con la serrata dei pozzi per l’irrigazione costringe anche gli agricoltori ad avere meno disponibilità di acqua nonostante il grosso problema della siccità”.

Al fianco dei protestanti si è subito schierato anche il sindaco di Bitonto, Michele Abbaticchio. In queste ore ha infatti scritto una vibrante lettera al Prefetto di Bari, al Presidente della Regione, all’Assessore regionale alle Risorse agroalimentari e al Commissario straordinario del Consorzio. “La decisione di chiudere i pozzi – si legge nella nota inviata da Abbaticchio – appare palesemente inopportuna, alla luce delle gravi condizioni di siccità di cui soffrono i terreni agricoli a causa del gran caldo, che perdura da mesi e non sembra intenzionato a cedere il passo al clima autunnale”.

Abbaticchio aveva ricevuto nei giorni scorsi una delegazione di operai e agricoltori guidata dai rappresentanti di categoria. E già in quel frangente aveva sottolineato le “conseguenze economico-sociali che potrebbe determinare, soprattutto nella area nord-barese a forte vocazione olivicola, il perdurare della decisione assunta dal Consorzio, il solo in tutta la Puglia, di lasciare a secco i campi, in un periodo delicato per le piante di ulivo”.

Oltre al danno economico si rischia anche il grave disagio sociale, a causa delle ripercussioni sul piano occupazionale. “L’improvvida decisione di chiudere i pozzi – rincara il primo cittadino – in largo e immotivato anticipo ha significato la fine del contratto per un centinaio di operai, già costretti a subire il taglio delle giornate lavorate, in continua riduzione in questi anni, e le difficoltà di un rapporto di lavoro precario. Gli agricoltori e gli operai giustamente in stato di agitazione e chiedono alle Istituzioni competenti di intervenire tempestivamente, per non aggravare il grave disagio sociale ed economico, che tocca migliaia di famiglie”.

La richiesta del Sindaco dunque è l’apertura in tempi brevi di un tavolo di confronto istituzionale, col quale “salvaguardare il nostro patrimonio agricolo”, che non deve essere solo un motto ma soprattutto “un imperativo per le nostre Istituzioni, anche perché dalla terra possono venire importanti occasioni di sviluppo per i nostri giovani”.

Vito Schiraldi (BitontoTV)

foto: napoli.ogginotizie.it

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