ALBA AMORUSO: ANTIFUTURISMO E CROMATISMI AL FEMMINILE

Arte è sostantivo femminile. E femminile  in tutto il suo equilibrio cromatico è il tocco di Alba Amoruso, pittrice barese scomparsa nel 2010 le cui opere sono esposte presso il Palazzo della Provincia a Bari fino al 10 ottobre.

Alba Amoruso era un’artista completa: già a diciassette anni scrive romanzi e racconti che, in breve, la condurranno nella grande avventura delle arti visive attraverso l’illustrazione di alcuni suoi racconti su tavole ad olio. La sua pittura esprime grande padronanza  dell’utilizzo di pennelli, spatole, soffi sul colore, strumenti che fissano sui supporti dal lei scelti, EMOZIONI regalate e messe lì, a nudo.Il dolore per la sua malattia prende forma nei cigni neri inseriti in paesaggi urbani notturni, la passione del rosso che tanto amava penetra il corpi ed arriva fino ai visceri, la società sempre più caotica travolge ed smuove la coscienza.

Nel 1984 le sue tematiche partono da un caldo naturalismo  (mondo vegetale, aria – acqua – terra – fuoco), evolvono successivamente attraversando una fase in cui predomina un astrattismo lirico ed espressivo dai connotati simbolisti, e approdano infine a temi sempre più impegnati, legati alla disumanizzazione del paesaggio antropico, dove la MEGALOPOLI sovrasta su tutto a scapito del suo stesso creatore: l’uomo.

Ciò che nel Futurismo si profilava come un canto alla civiltà urbana, nelle opere di Alba Amoruso si fa cromatica ossessione del moderno, con fiumane di macchine e di persone, periferie, ciminiere, stazioni spopolate, notturni desolati, scoli di acque reflue.
L’artista pugliese fondamentalmente canta la fine di un modello di civiltà che si basa sul consumo di sé e sul sacrificio dell’umano, sulla massificazione e sul sistematico, rituale omicidio dell’ individualità a favore della mostruosa quinta urbana. Siamo agli antipodi della città ideale, razionale, cara alla cultura del Rinascimento; nella megalopoli domina un sentimento di sublime impotenza, dal momento che non esiste più un punto di vista stabile, nel quale potersi collocare.Tramite una stesura pittorica sfilacciata, una sorta di colata incandescente si riversa sulla tela, facendo collassare le linee su se stesse. La natura è assente. La luce, non atmosferica, sembra originata da una fosforescenza tutta interna alle cose, come un ultimo residuo d’energia che tenta di liberarsi. La città appare invasa da colonne di automobili e fumi di gas di scarico; le strade sono nastri d’asfalto che si avviluppano a lampioni ripiegati su se stessi; le periferie sono incubi dal volto industriale; il verticalismo delle architetture non è slancio ascensionale, bensì realtà schiacciante, incombente, minacciosa, che toglie spazio al cielo e assedia da ogni lato la figura umana. Le Megalopoli si trasformeranno  così in PATOPOLI.

Per molti anni Alba Amoruso porta avanti una intensa produzione artistica e le sue opere vengono esposte da prestigiose Gallerie d’Arte lungo tutta la penisola. Non trascura nel frattempo la sua forte inclinazione per la scrittura e dal 1994 al 2008 pubblica quattro romanzi brevi.

Nel 2009 la sua intensa attività artistica viene purtroppo interrotta dall’aggravamento di un male terribile contro il quale lottava da parecchi anni, in conseguenza di quel male Alba si è spenta il primo Maggio del 2010.

One comment

  1. Grazie per la sua bella pubblicazione su Alba Amoruso e la sua pittura.
    Vorrei avere il piacere di parlare con lei. Le lascio il mio numero di cellulare: 337606078. Oppure mi invii il suo numero via mail e la chiamerò io. Cordiali Saluti

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