FACCIAMO BATTERE CASSA AI DIRITTI POLITICI E CIVILI (SOPRATTUTTO AL SUD ITALIA)

La crisi economica complessiva si collega, con particolare drammaticità, nelle regioni meridionali, a una crisi occupazionale decennale, ma, sin qui, mai così minacciosamente aggravatasi.
Esiste una vera e propria “ideologia della crisi”, che amplifica, massmediaticamente, una serie di fenomeni che, tuttavia, rimangono realmente di comune percezione e di esperienza nient’affatto occasionale: la riduzione del potere d’acquisto, la diminuzione delle possibilità di miglioramento della propria condizione lavorativa, la crescente dispendiosità di beni considerati, un tempo, di più facile accessibilità -dagli alimentari all’abitazione, passando per l’istruzione scolastica: non solo spese ludiche…
In tempi del genere, messo che si consideri prioritario il traguardo di un fumoso rilancio economico (che, però, gli operatori politici difficilmente precisano, nella proclamazione esaustiva dei propri programmi e delle proprie intenzioni), non si può ignorare la parallela necessità di orientare il cambiamento di paradigma, nel tessuto sociale, nel senso di far tornare favorevoli e giovevoli le condizioni della socializzazione, dell’(inter-)azione e della cooperazione. Soprattutto in periodi di crisi, in breve, l’attuazione dei diritti politici e l’estensione dei diritti civili sembrano inscindibilmente legate alla suscettibilità di una valutazione economica, in grado di migliorare, indirettamente, le stesse condizioni di esercizio dei diritti sociali.
Una prospettiva asseritamente sostanzialistica sta letteralmente sbriciolando queste possibilità, a costo zero, di miglioramento degli standards di vita: non è il momento buono per parlare di bioetica, non è il momento buono per parlare di riforma del diritto di famiglia, non è il momento buono per parlare di riforma del sistema processuale (penale o civile che sia)…
Non si capisce davvero questo momento per cosa sia buono. Particolarmente nel Sud Italia, che ha spesso affrontato i propri momenti di crisi, per quanto inadeguatamente, ricorrendo ad istituti consuetudinari di protezione sociale -con l’incisività della partecipazione femminile, non di rado sminuita dalle disposizioni legislative, e per non dire ostracizzata dalle prassi amministrative-, questi temi non hanno valenza esclusivamente libertaria, presidio di un’opinione pubblica di nicchia, più evoluta e a proprio agio della propria classe politica o del proprio tessuto sociale di riferimento. Letture così strumentali, oltre a ricorrere a metodologie d’analisi non sempre appaganti e precise, si dimostrano alla prova dei fatti regolarmente smentite.
L’investimento immateriale è la precondizione del successo e del profitto di ogni investimento materiale: il risultato non è mai a somma zero. L’implementazione delle modalità d’esercizio di un diritto ne rende fattuale e diffusa la tutela più di ogni esigenza di bilancio, attuata ricorrendo a misure esclusivamente draconiane, o elusa dalla concessione di un sussidio purchessia.
foto: ctzen.it
Domenico Bilotti

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