PROMESSE DA MARINAI

Non rende onore alla coerenza dei due fucilieri di marina, loro malgrado protagonisti di una vicenda dai risvolti ancora imprevedibili, il brocardo che bolla come poco affidabili le promesse fatte dai lupi di mare.

In realtà i due cittadini italiani prima di essere marinai sono militari e con la consueta dignità di chi è uso “ad obbedir tacendo” hanno tenuto fede alla promessa di tornare in India, al giuramento di consegnarsi di nuovo ai loro accusatori, all’impegno di non cercare scappatoie rispetto a una situazione che dal punto di vista giuridico lascerebbe perplesso anche il più sprovveduto tra gli studenti di giurisprudenza.

Il punto quindi non sarebbe quello di aspettarsi un gesto eclatante da due servitori dello Stato che onorano fino alle estreme conseguenze il loro giuramento di fedeltà alle Istituzioni della Repubblica ma forse ci si aspetterebbe qualcosa in più proprio dai rappresentanti di quelle Istituzioni.

E’ vero se sono tornati in Italia per le vacanze di Natale è merito del lavoro della diplomazia e del personale della difesa ma la settima potenza economica mondiale non dovrebbe accontentarsi delle briciole né elemosinare licenze premio. Una potenza dalle velleità pari a quelle italiane pretenderebbe in tutte le sedi: ONU, UE ( ricordiamo che la missione Atalanta è su mandato europeo) ben altre risposte.

Non serve ricordare che gli americani pretendono per il loro personale ben altro trattamento (vedi Cermis, episodio analogo avvenuto nelle stesse acque vicine all’India) e che gli inglesi per due scogli in mezzo all’Atlantico non esitarono a dichiarare guerra all’Argentina di Maradona, lungi da noi invocare soluzioni estreme ma forse sarebbe opportuno riflettere sul fatto che se non si appieda e non si sa nuotare non ci si dovrebbe avventurare in acque profonde ma forse sarebbe meglio restare a galleggiare nella vasca da bagno di casa.

E’ triste, tristissimo prendere atto dei propri limiti ma fino a quando il “Sistema Paese” non sarà in grado di elaborare una strategia di politica estera coerente con il proprio interesse nazionale e, fino a quando non riuscirà a far coincidere tale interesse con l’effettiva capacità di proiezione della sua sfera di influenza, bene fino ad allora le Istituzioni e i suoi rappresentanti dovrebbero astenersi dal giocare a Risiko con le vite dei cittadini in armi che servono il Paese.

 

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