IL TRADIZIONALE FESTINO DI SAMMICHELE

Muore ogni anno, con tanto di funerale e manifesti di cordoglio per la perdita subita, ma prima di esalare il suo ultimo respiro il Carnevale annuncia sempre il suo ritorno. Così, attraversando intere generazioni è arrivata fino a noi la tradizione del Carnevale sammichelino.

Si tratta in particolar modo della tradizione del “festino”. Il suo nome incuriosisce e fa sorridere i maligni ma, al di là dell’accezione equivoca, è un fenomeno culturale che trova le sue radici nella tradizione popolare. Ogni giovedì, sabato e domenica ci si riuniva in alcune case, adibite per l’occasione a sale da ballo. Uomini e donne, chiamati rispettivamente cavalieri e dame, trascorrevano le serate tra un valzer, un tango e un mambo, in attesa dei gruppi mascherati. Questi ultimi giravano di casa in casa, “i festini”, e concedevano tre balli ai cavalieri lì presenti. Tra un ballo e l’altro i componenti del festino, guidati da un “caposala”, omaggiavano i gruppi mascherati con frasi in rima. Altrettanto facevano le singole maschere o la loro guida, “il conduttore”.

Queste regole sono rimaste inalterate sino ad oggi, permettendo agli abitanti del paese, ai fedelissimi oppure ai curiosi di tuffarsi nel passato dal primo giorno utile (giovedì, sabato o domenica) dopo il 17 gennaio, giorno di S. Antonio Abate, fino al martedì grasso. Certo, la tradizione ha assorbito anche gli usi e i costumi del presente. Così, con l’incedere del tempo si è arricchito anche il repertorio musicale a disposizione del Dj, il “macchinista”, che ora può attingere alla variegata produzione di musica recente, anche latina o caraibica, per soddisfare le esigenze dei ballerini più vivaci.

Le serate sono allietate da scenette e giochi tipici, rigorosamente nel dialetto del paese.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *