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IAGO VS OTELLO AL TRAETTA DI BITONTO

gennaio 26, 2013 No Comments »
IAGO VS OTELLO AL TRAETTA DI BITONTO

Al Teatro Traetta di Bitonto in scena l’Otello di Nanni Garella con Massimo Dapporto per la cinque gironi dedicata a Shakespeare.

Vanno in scena le umane passioni al Teatro Traetta, gremito più che mai, per la tragedia delle tragedie, l’Otello shakespeariano.

La gelosia e la follia di Otello, la debolezza e la devozione vittimistica di Desdemona, l’invidia e la perfidia di Iago, un contrasto di pulsioni e limiti dagli esiti devastanti, a ricordare come la fragilità umana sia la chiave di lettura di tutto, vita e morte insieme.

Nello spettacolo diretto da Nanni Garella e interpretato da un impeccabile Massimo Dapporto, l’immaginario della guerra tra due mondi, due culture, quella occidentale e quella orientale, è a malapena accennata, per lasciare invece il posto ad una riflessione più intimistica e quotidiana, quella su un conflitto di genere, che lega trama e personaggi.

Lo scontro sessista, a tratti razzista, si impone già dai primi atti e scorre, insinuandosi all’inizio leggermente, poi sempre più in maniera evidente, nella traduzione “moderna” offerta dal regista. Una rivisitazione del linguaggio shakespeariano, che spesso scende nello slang parlato e a tratti volgare, crudo, forse troppo “attuale”.

Una scenografia semplice e spoglia. Un tappeto a far da spiaggia dell’isola di Cipro e un lenzuolo come cielo, su cui si staglia, come entità osservatrice di tutto, ora il sole ora la luna. La grandezza della natura che osserva spettatrice e indifferente alle umane trame, mentre intorno il rumore delle onde, le grida dei gabbiani, il fragore della tempesta scandiscono i ritmi della narrazione.

A dominare la scena e la tragedia tutta è lui, Iago (Maurizio Donadoni), la cui invidia nei confronti di Cassio presto diventa la scusa per una cattiveria e una macchinosità così complessa, artificiosa e geniale insieme, a tratti persino ironica, da diventare “l’antieroe” da apprezzare e stimare, almeno all’inizio.

Il suo personaggio, forte e senza scrupoli, dall’intelligenza acuta e diabolica, finisce con lo scalzare un Otello all’inizio dipinto come l’eroe buono e magnifico.  Il generale, apprezzato da tutti per le sue virtù, viene presto rappresentato nella sua grottesca dimensione di innamorato rapito dalla gelosia, accecato dalla rabbia e dal desiderio di vendetta, irrispettoso del genere femminile, fino a cadere nella trappola dei luoghi comuni ed è lui, Otello, omicida-suicida, la vera vittima della tragedia.

Tutti i personaggi, dipinti all’inizio in un determinato modo si capovolgono. Ognuno mostra il contrario di sé, la vera essenza del proprio essere, che si svela nelle difficoltà.

E così,  anche il giovane e aitante Cassio, fedele luogotenente del suo generale, a tratti spaccone e pieno di sé, si mostra dimesso e pietoso, allorquando, perso il suo incarico, si rivolge più volte alla bella Desdemona perché perorasse la sua causa dinanzi ad Otello.

Questa, invece, presentata all’inizio come la donna coraggiosa, capace, per amore, di andare contro i voleri del padre sino a mentirgli, finisce vittima del suo signore, delle sue offese prima e della morte dopo. Lei, angelica ed innocente, quasi eterea e senza passione, in contro cromia con quell’Otello nero, rabbioso, ferito, indebolito dal dubbio, abbrutito dalla sua stessa gelosia.

La cameriera Emilia, chiacchierona e superficiale all’inizio, devota e innamorata moglie di Iago, difenderà poi con coraggio e coerenza la giovane Desdemona, sino a rinnegare suo marito e a pagare con la vita il suo gesto di giustizia e di fedeltà alla sua padrona.

E infine Iago, machiavellico, ingegnoso e  potente burattino della situazione, cadrà, umiliato in ginocchio, a pagare le sue scelleratezze.

Come in ogni tragedia che si rispetti, insomma, non ci sono vincitori, ma solo vinti, solo perdenti.

 Nobili e malvagi accumunati dallo stesso fragile destino, che non risparmia nessuno.

La morte diventa alla soluzione ad un mondo che ha perso il suo equilibrio, vittima della follia omicida e suicida, in preda alla menzogna e all’insinuazione più bieca, sporcato dal dubbio e dalla spregiudicatezza, dalla meschinità e dall’oscenità che hanno preso il posto della bellezza e dell’innocenza.

Come spugna, la morte lava via tutto, senza lasciare nulla, se non l’amara riflessione sulla piccolezza dell’uomo vittima di se stesso.

I commenti sui social network dell’Otello messo in scena da Garella non sono stati clementi, però. C’è chi ha parlato di un Massimo Dapporto a tratti ridicolo, fortemente grottesco, e di una Desdemona evanescente, troppo algida per essere la protagonista della storia d’amore più passionale che esista.

E forse c’è del vero nelle considerazioni avanzate da chi ha assistito allo spettacolo di persona. E’ difficile, però, non riconoscere, insieme alla grande professionalità di tutti gli attori, un intento del regista di soffermarsi più su quella caratterizzazione delle umane debolezze e su quel contrasto di passioni e pulsioni, che disegnano il fragile destino dell’uomo, incapace di quella coerenza morale che spesso si propone.

Carmela Loragno

 foto: letsbonus.com

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