IL PENSIERO IN ITALIA: LIBERTA’ LIMITATA

Dichiarazione. Isterismo. Ipocrisia. Dietrofront.

Come tutte le altre giornate da vent’anni a questa parte, a dettare l’agenda è Silvio Berlusconi.“Il fatto delle leggi razziali è stata la peggiore colpa di un leader, Mussolini, che per tanti altri versi invece aveva fatto bene”. Aggiunge il Cavaliere, a Milano per la commemorazione della Giornata della Memoria: “L’Italia non ha le stesse responsabilità della Germania, perché da noi vi fu una connivenza non completamente consapevole”.

Questa è la dichiarazione. Di colpo, tutti si affannano a rispondergli. E l’isterismo si colora d’ipocrisia. Twitter per la prima volta, probabilmente, si palesa davvero per quello che è: una piazza (seppur virtuale) dalla quale e sulla quale lasciare i propri commenti e le proprie impressioni. Bene, su Twitter si legge di tutto. Il messaggio dominante è: Berlusconi rilegge la storia, è un revisionista in chiave filofascista. Esemplare il lancio dell’ora di pranzo di Corradino Mineo (peraltro giornalista del servizio pubblico fino a ieri l’altro): “#Mussolini, un dittatore che ha portato l’Italia in guerra. I fascisti hanno deportato gli ebrei di Roma. #Berlusconi, l’insulto dell’ignoranza”.

Isterismo perché la reazione è stata evidentemente improntata all’istinto “primordiale”: paragonare Berlusconi a Mussolini, il vero grande sogno nel cassetto della sinistra italiana. Troppo succulento il boccone presentatosi oggi per non attaccare a testa bassa. D’altra parte, siamo pur sempre in piena, pienissima campagna elettorale. Ma attaccare a testa bassa spesso diventa come un’arma a doppio taglio. Un esercizio facile a farsi, ma che, come nel calcio, espone a ripartenze e contropiede che possono anche far male.

E allora, parlare di Berlusconi come di un fascista di primo pelo, argomentare indignati esigendo le sue scuse nientepocodimenoche “al popolo italiano” (Dario Franceschini, sempre da Twitter), pone chi decide di farlo nel serio rischio di apparire quantomeno esagerato. Ma può anche sortire l’effetto “desiderato”. A sera, infatti, il Cavaliere fa una precisazione che sembra quasi un mezzo passo indietro. “Non ci può essere alcun equivoco sulla dittatura fascista – ha dichiarato -, lo ribadisco, anche se pensavo che questo dato fosse chiaro per tutta la mia storia politica passata e presente”.

Una pressione – anzi, una vera e propria sollevazione – da parte di chi non la pensa come lui, che l’hanno indotto a questo abbozzo di dietrofront. Perché dice che in Italia, paese democratico per eccellenza, sei libero di pensare tutto quello che vuoi. Ma guai a pensare certe cose, si corre il serio rischio di perdere la libertà di farlo.

di Domenico Bonaventura.


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