2006-2013: IL CAMBIO DI STRATEGIA DI BERLUSCONI

“Abolizione dell’Imu sulla prima casa. Risarcimento in posta dell’Imu stessa pagata nel 2012. Via l’Irap in 5 anni. Via il finanziamento pubblico ai partiti. Nessuna patrimoniale. Stop all’aumento dell’Iva”.

Della proposta shock che Silvio Berlusconi avrebbe formulato ieri si parlava da settimane. In tanti si erano esercitati ad indovinare quale coniglio il Cavaliere avrebbe tirato fuori dal cilindro. Si sapeva che la proposta, partita da Capezzone, era stata messa a punto con Brunetta. Niente di più. Alcuni avevano addirittura azzardato il dimezzamento dell’Iva, per dare un impulso ai consumi e cercare quindi di far tornare a girare l’economia.

Dopo tanto parlare, dunque, ecco i punti. Trattasi innanzitutto di proposta fiscale. Improntata – secondo punto – alla riduzione immediata delle imposte (e non graduale, come vorrebbe il capo del governo uscente): l’Imu verrà immediatamente abrogata e quella pagata nel 2012 fulmineamente restituita. Verrà scongiurato il pericolo di una imposta sul patrimonio e l’Iva non verrà aumentata al 22%, come invece previsto dai provvedimenti presi dal governo Monti.

Questo, in sintesi, il pensiero estrinsecato oggi da Silvio Berlusconi. Un pensiero da campagna elettorale, da programma di governo, non c’è dubbio,e certamente nel solco del suo pensiero liberale e favorevole ad un abbassamento delle imposte per rinvigorire i consumi. Giornalisticamente, potremmo dire che si tratta del “cosa”. Ma quel che più è interessante è analizzare il “quando” e il “dove” questo pensiero è stato espresso.

QUANDO. Ieri, 3 febbraio 2013, siamo esattamente a tre settimane dal voto, a diciannove giorni dal cosiddetto “silenzio elettorale”, a sei giorni dal divieto di pubblicazione dei sondaggi riguardanti le opinioni di voto. La coalizione di centrodestra, partita con un distacco che ai più appariva incolmabile, si appresta a queste ultime settimane di campagna elettorale dovendo, sì, sempre rincorrere, ma vedendo sempre più vicina quella che da tutti era additata come una lepre in fuga: il Partito democratico di Bersani.

Nel 2006, Silvio Berlusconi, candidato contro Romano Prodi a Palazzo Chigi, ebbe a prendere con gli italiani il medesimo impegno: l’abolizione dell’Ici (poi effettivamente abolita). Ma lo fece al termine dell’appello finale tenuto durante il l’ultimo confronto andato in onda su Raiuno. Un annuncio del tutto inatteso che spiazzò gli avversari, un modo per non consentire a questi ultimi di controbattere, dal momento che di lì a poco sarebbe calato il silenzio sulla campagna elettorale.

Oggi, pur trovandosi nella medesima situazione di svantaggio (sette anni fa, alla fine, uscì sconfitto per ventiquattromila voti), il Cavaliere ha evidentemente scelto una differente strategia comunicativa. Non più l’annuncio ad effetto sul gong, bensì l’annuncio, tre settimane prima del silenzio elettorale, di una serie di misure atte a favorire la ripresa economica di un Paese in declino. La tempistica, in sostanza, denuncia come palese, da questo punto di vista, la volontà di dettare l’agenda politica dei prossimi giorni e delle prossime settimane.

Berlusconi è pienamente consapevole di andare incontro, con queste sue proposte, al sentire comune. Ma ha bisogno di due cose. La prima è una diffusa eco delle sue parole, non importa se positiva o negativa, in ossequio all’assunto mediatico “bene o male, purché se ne parli”. La seconda è di dover verificare (ed eventualmente rendere pubblico) il gradimento dell’opinione pubblica in merito a queste stesse proposte. Potrebbe infatti innescarsi quel meccanismo, proprio delle campagne elettorali, che gli studiosi chiamano “effetto band-wagon”: l’elettore, in sostanza, vinto dall’indecisione sceglie di accordare la propria preferenza a chi è percepito come vincente. E di indecisi, si sa, ce n’è in abbondanza (circa il 40% dell’elettorato).

DOVE. Il raffronto è sempre con la campagna elettorale del 2006 (e sempre perché la situazione di partenza è la stessa di allora). Se sette anni fa Berlusconi, per via del numerosissimo pubblico che si sapeva avrebbe seguito il confronto, per dare l’annuncio dell’eliminazione dell’Ici scelse  lo studio ovattato e asettico messo in piedi per l’occasione (molto simile a quello di Porta a Porta, come si evince dalla foto), oggi ha optato per una fiera.

Da sempre luogo degli affari diretti, infatti, la fiera evoca di per sé l’opulenza, lo scambio merce-denaro, finanche il benessere. E siccome siamo portati a credere che il Cavaliere faccia davvero poche azioni in maniera casuale, ci viene da pensare che un pensierino simile l’abbia fatto. Così come (ma questo è quasi certo) ha scelto Milano e la Lombardia per dare un segnale. E’ lì che si giocherà la partita al Senato, ed è lì che vive e lavora lo storico serbatoio di voti del centrodestra. Voti che Berlusconi sta cercando in tutti i modi di riprendersi.

Perché la partita è iniziata in salita e va avanti in salita, ma c’è ancora tanto da giocare.

Domenico Bonaventura

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