CHIUDE CHIRURGIA PEDIATRICA DEL POLICLINICO TRASFERITA AL GIOVANNI XIII: è davvero utile?

A seguito di un accordo fra Azienda Sanitaria e Università di Bari, il reparto di chirurgia pediatrica, diretto dal Primario Prof. Antonino Rizzo, attualmente presso il Policlinico, si stà trasferendo, con ordine di servizio, presso il polo pediatrico, sede dell’Ospedale Giovanni XXIII di Bari.

Una scelta contestata dal Primario perché strettamente legata alla razionalizzazione delle strutture sanitarie, per soddisfare l’idea che gli accorpamenti siano la strada giusta da intraprendere a tutti i costi per ridurre le spese di gestione e i finanziamenti sempre più inferiori rispetto alle reali esigenze. Quindi piuttosto che salvaguardare i reparti efficienti si tenta di procedere a tagli indiscriminati. I tantissimi genitori che accompagnano in reparto i propri bambini hanno potuto apprezzare non solo la professionalità con la quale si distingue il personale in servizio a qualsiasi titolo, ma anche la centralità di un reparto, quello della chirurgia pediatrica, efficacemente inserito nel contesto del Policlinico.

Attualmente l’Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII si presenta come un ospedale articolato in specialità: malattie rare, nefrologia, cardiologia con cardiochirurgia. In tale contesto, secondo quanto dichiarato del Prof. Rizzo, “una delle caratteristiche più importanti per un Polo pediatrico è che ci sia la Oncoematologia purchè connessa e collegata con una unità operativa di chirurgia pediatrica”. In realtà non si tratta di un trasferimento della chirurgia pediatrica da una sede ad un’altra, ma di un vero e proprio smembramento della chirurgia con l’oncoematologia pediatrica: entrambe le specialità hanno senso se coesistono insieme, diversamente il trasferimento alimenterebbe solo disagi per la mancanza di specifiche e coordinate consulenze necessarie per le scelte a volte decisive da fare in tempo reale. Dunque oncoematologia e chirurgia pediatrica sono due facce della stessa medaglia: o si trasferiscono insieme oppure non avrebbe senso farlo da un punto di vista scientifico e se disgiunte si subordinerebbe la salute dei piccoli pazienti e il loro diritto ad avere cure adeguate alle rigide regole dell’austerity e del contenimento dei costi. I genitori e i piccoli pazienti potranno solo verificare da vicino se lo spostamento in atto si rivelerà in un prossimo futuro utile e costruttivo.

La distanza di un reparto rispetto all’altro, nel caso specifico, comporterebbe per i bambini un trasferimento in ambulanza per effettuare delle consulenze specifiche richieste dai protocolli medici. Inoltre, l’èquipe anestesiologica, presente presso il Policlinico, da anni svolge un ruolo determinante e di consulenza “collaudata” a supporto delle due unità operative.

 di: Pasquale Soriano

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