PUGLIA: UNA REGIONE A RISCHIO USURA

La contrazione nell’erogazione del credito alle famiglie si è fatta sentire soprattutto al Sud consolidando il rischio usura.

E’ ciò che amaramente emerge da un’analisi della Cgia di Mestre, l’Associazione artigiani piccole imprese, che fotografa una situazione problematica soprattutto nelle zone meridionali del Paese.

Rispetto ad un indicatore nazionale medio stabilito dagli esperti pari a 100, la situazione più critica è in Campania: l’indice rischio usura è pari a 169,2 (pari al 69,2% in più della media Italia), in Basilicata 159,2 (59,2%), in Molise 153,1 (53,1% in più), in Calabria 150,4 (50,4% in più) e in Puglia 139 (39% in più).

La nostra Regione, quindi, si rivela essere una delle zone più a rischio e dove il fenomeno crea un vero e proprio allarme sociale.

La tanto auspicata e timida ripresa economica fatica ad arrivare proprio nelle nostre città, a causa essenzialmente di due fattori: la crescente disoccupazione e la mancata disponibilità di credito per imprese e famiglie da parte delle banche. Le valutazioni della Cgia di Mestre, in effetti, raccolgono i dati forniti da Banca d’Italia, sottolineando come la contrazione nell’erogazione del credito alle famiglie sia la principale motivazione che spinge a rivolgersi “agli strozzini”.

“In altre parole – segnala Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia – a fronte di una contrazione del credito alle famiglie consumatrici che si è fatta sentire soprattutto nel Mezzogiorno, c’è il pericolo che il rischio usura, già presente in questi territori in misura maggiore rispetto altrove, assuma dimensioni allarmanti”.

”Le cifre riportate sul ‘credit crunch’ sono state elaborate dalla Cgia su dati della Banca d’Italia. L’indice del rischio usura, invece, e’ stato calcolato mettendo a confronto alcuni indicatori regionalizzati riferiti al 2012: quali la disoccupazione, i fallimenti, i protesti, i tassi di interesse applicati, le denunce di estorsione e di usura, il numero di sportelli bancari e il rapporto tra sofferenze ed impieghi registrati negli istituti di credito.

In pratica e’ stato individuato l’indice del rischio usura attraverso la combinazione statistica di tutte quelle situazioni potenzialmente favorevoli alla diffusione dello ‘strozzinaggio”’, spiega la Cgia.

”Dimensionare l’usura solo attraverso il numero di denunce – commenta Bortolussi- non e’ molto attendibile perche’ il fenomeno rimane in larga parte sommerso e risulta quindi leggibile con difficolta’, approssimazione e attendibilita’ relativa. Per questo abbiamo messo a confronto ben 8 sottoindicatori per cercare di dimensionare con maggiore fedelta’ questa emergenza. Ma quello che forse pochi sanno, – conclude – sono le motivazioni per le quali molti cadono nelle mani degli strozzini. Oltre al perdurare della crisi per artigiani e commercianti, sono le scadenze fiscali a spingere molti operatori economici nella morsa degli usurai. Per i disoccupati o i lavoratori dipendenti, invece, sono i problemi finanziari che emergono dopo brevi malattie o infortuni”.

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