EVASIONE FISCALE E CONTRIBUTIVA: QUALI EFFETTI E RIMEDI PER LA NOSTRA SOCIETA?

L’evasione, nelle sue diverse forme di diffusione, è un fenomeno di massa caratterizzato dal comportamento illegittimo del cittadino-contribuente che mira a sottrarsi dal pagamento delle imposte, tasse e contributi necessari allo Stato per finanziare servizi pubblici.

Si parla di evasione fiscale, quando il contribuente non dichiara al fisco i propri redditi violando in tal caso le norme tributarie; si parla di evasione contributiva, invece, quando le imprese riducono la base imponibile sulla quale calcolare i relativi contributi sociali utili a finanziare prestazioni previdenziali dei lavoratori.

L’evasione fiscale, tuttavia, non è da confondere con l’elusione fiscale: in quest’ultimo caso si tratta di un meccanismo attraverso il quale il contribuente mira ad evitare, ricorrendo ad opportune scappatoie al limite della legalità, il prelievo tributario a suo carico.

Dati sull’evasione contributiva, resi noti dal Ministero del Lavoro, dimostrano che è più che raddoppiata l’evasione dei contributi lavorativi. E’ cresciuta per la precisione del 117% nei primi sei mesi del 2013: tradotto in soldoni, si tratta di oltre 260 milioni di euro sottratti all’erario. L’evasione fiscale, invece, consta all’Italia oltre 180 milioni di euro all’anno. Una cifra che pone l’Italia al primo posto in assoluto tra i paesi dell’UE.

Il mancato gettito monetario, previsto ma non accertato a causa dell’evasione, costituisce senza dubbio una perdita per le casse dello Stato: un danno che si traduce in una serie di conseguenze negative per la società.

Meno denaro per le casse statali comporta inevitabilmente riduzione della spesa pubblica, inefficienza sociale, aumento dell’indebitamento pubblico, concorrenza sleale, riduzione dei servizi, sia sotto il profilo qualitativo che quantitativo.

L’idea che lo Stato ha il diritto di imporre le tasse è un concetto antico e valido che si identifica già dal XVII secolo con lo Stato Liberale: le entrate servono per finanziare i servizi pubblici. E’ questo l’elemento fondamentale intorno al quale condividere pienamente il contributo indistinto nel quale deve credere il singolo contribuente.

“Le tasse sono una cosa bellissima e civilissima, un modo di contribuire tutti insieme a beni indispensabili come la salute, l’istruzione e l’ambiente”, disse Tommaso Padoa Schioppa Ministro dell’Economia e delle Finanze nel 2008.

E’ essenziale dunque mutare il proprio atteggiamento nei confronti delle imposte. Pagare tutti le tasse significa manifestare obbedienza verso il Paese: modificare il proprio comportamento nella sana consapevolezza di migliorare la società nella quale viviamo e conviviamo. Nell’atteggiamento del singolo, infatti, s’individuano tre caratteristiche fondamentali: indifferenza, differenza e riservatezza. Si verifica l’indifferenza verso la società, la quale viene considerata estranea al comportamento del singolo; la differenza, invece, emerge fra l’onesto e il furbo: l’onesto crede in una società migliore e contribuisce con il proprio comportamento a valorizzare il bene pubblico, rinunciando anche a “vizi” personali pur di onorare l’impegno morale nei confronti dello Stato. Il furbo, al contrario, si crede apparentemente più intelligente perché riceverà comunque gli stessi servizi come per tutti gli altri sottraendosi a doveri ed obblighi verso la collettività; infine, la riservatezza, riguarda il comportamento del singolo considerato privato rispetto al pubblico e che pensa solo e sempre al proprio nucleo familiare, considerando il paese come un’entità che appartiene ad altri e non a sé.

Sarebbe opportuno a questo punto una svolta culturale: ribaltare tale atteggiamento individuale per trasformarlo in un sentimento di generosità verso gli altri.

Inoltre, è il momento di sottolineare che la società non si cambia con un decreto, con una norma. E’ importante, al contrario, che alla legge segua l’inflessibilità della giustizia. Prevedere delle sanzioni amministrative e penali per poi non applicarle in modo incisivo costituisce un punto di debolezza per le autorità statali. Purtroppo, gli adempienti fiscali, spesso pieni di dettagli di difficile comprensione, non favoriscono certamente una immediata e corretta applicazione delle norme per cui diventa sempre più complicato interpretarle e al contrario le innumerevoli leggi non permettono facilmente neanche di individuare il colpevole.

Infine i controlli, per prevenire e contrastare l’evasione, non devono incidere solo sull’autorità statale, ma devono interessare anche gli enti locali, compreso noi tutti che viviamo in un determinato luogo del territorio nazionale. Parte da noi anche la sfida contro antiche compiacenze, verso tutti coloro che si sentono apparentemente autorizzati ad essere continuamente inosservanti delle regole perché in fondo c’è sempre qualche onesto che paga per conto loro.

Far emergere il sommerso è preciso impegno etico di tutti noi, nessuno escluso, se vogliamo realizzare un’Italia migliore, capace di ribaltare la classifica per evasione in ambito europeo e sorprendere coloro che credono che la lotta all’evasione sia un obiettivo difficile da neutralizzare.

Concedetemi di condividere un’espressione che spesso mi esclamava mio padre: “sognare è l’unica cosa che rende l’uomo libero e non si paga!”.

Utilizziamo la rete anche per segnalare casi di evasione al sito www.evasori.info!

Pasquale Soriano                                                                       Fonte: Il Sole 24 Ore

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