CHIUSURA TRIBUNALI IN PUGLIA: E’ CAOS

Arriva inaspettato il decreto del Ministero della giustizia che ordina la chiusura di alcune sedi giudiziarie nella nostra regione.

Si, è vero, si sapeva da tempo, ma nessuno immaginava che nel bel mezzo di Agosto Presidenti, magistrati e cancellieri avrebbero dovuto affrontare un cambiamento di questa portata e con tempistiche così ristrette.

Ridurre i costi della giustizia: questo l’obiettivo della manovra, eredità del Governo Monti. Evitare, insomma, di sostenere costi inutili per l’ordinaria gestione degli immobili che ospitano i tribunali. 

Ma sarà davvero così?

Intanto le sedi pugliesi interessate si avviano in questi giorni al trasloco di una miriade di fascicoli: Acquaviva, Altamura, Bitonto, Monopoli, Putignano, Rutigliano, Barletta, Canosa, Cerignola, Molfetta, Ruvo, Fasano, Francavilla Fontana, Mesagne, Ostuni, Manfredonia, Sansevero, Trinitapoli, Lucera, Apricena, Rodi Garganico, Campi Salentina, Casarano, Galatina, Gallipoli, Maglie, Nardò, Tricase, Ginosa, Grottaglie, Manduria, Martina Franca.

Numerose le polemiche che si sono scatenate in questi giorni da diversi fronti: quello degli avvocati, disorientati e preoccupati per la sorte dei propri fascicoli; quello del personale, cancellieri e ufficiali giudiziari, impegnati ora in un’ardua opera di riorganizzazione degli uffici; quello dei magistrati, che nonostante l’incertezza anche dei luoghi di celebrazione delle udienze,  dovranno assicurare, con maggior vigore proprio nel primo periodo, il diritto di difesa e il contradditorio.

Così, il Consiglio regionale pugliese si avvia a proporre un referendum abrogativo delle norme nazionali che tagliano 220 sezioni distaccate nei territori provinciali, tra i quali alcune delle sedi pugliesi.

“Sono certo – assicura il presidente Onofrio Introna – che alla ripresa dei lavori consiliari, a settembre, l’Ufficio di Presidenza vorrà proporre (…proporrà..) alla nostra Assemblea l’approvazione dell’iniziativa unitaria avviata dai parlamenti regionali, contro la soppressione di presìdi giudiziari che assicurano un impegno insostituibile in aree del territorio regionale periferiche rispetto alle sedi dei Tribunali provinciali”.

Scade il 30 settembre 2013, in effetti,  il termine a disposizione dei Consigli regionali italiani (almeno cinque) per proporre alla Cassazione con proprie deliberazioni consigliari una consultazione referendaria nazionale.

Il parlamento pugliese, entro tale data, dovrà assumere l’iniziativa referendaria, dando seguito ai chiari pronunciamenti già condivisi all’unanimità nelle recenti sedute del luglio scorso, con i due ordini del giorno che hanno annunciato un intervento dell’intero Consiglio Regionale contro ‘l’illogica e dannosa chiusura indiscriminata delle sezioni distaccate dei Tribunali’ e a favore di una riforma più attentamente valutata ‘della geografia giudiziaria italiana’.

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