“POCHE PAROLE, MOLTISSIME COSE”

Cosa è la concretezza ai giorni d’oggi ? Probabilmente una virtù appartenuta ai nostri padri , in particolare quelli dai modi spicci che puntavano al centro delle cose, senza giri di parole. Ed è proprio questo l’ambiente in cui si muovono  Olga e Nanà , nonna e nipote, le due protagoniste del romanzo  “Poche parole , moltissime cose”, edito da Einaudi ,  di Rossella Milone, ospite dei Presidi del Libro , in occasione del fine settimana dedicato alla Festa dei Lettori 2013 , incontro svolto presso il Caffè letterario Dolceamaro , alla presenza di numerosi  lettori che hanno apprezzato la magistrale mediazione di Marina Losappio , Presidente dei Presidi del Libro, e la superba interpretazione di Carmela Vincenti che ha dato voce ai protagonisti , emozionando la stessa autrice , leggendo alcuni brani tratti dal libro.

L’autrice Rossella Milone , 34 anni napoletana , vive e lavora a Roma dove scrive per diversi quotidiani e riviste letterarie, cresciuta sotto la guida di Rosa Montero , è una vecchia conoscenza dei Presidi del Libro, sin da quando ha presentato “i Racconti dei vivi” e successivamente “Prendetevi cura delle Bambine” Avagliano , Premio Calvino 2006 , raccolte di storie al femminile, mentre questo romanzo segna il vero esordio nel campo della letteratura , e come tutti gli esordi ha avuto una gestazione difficile , visto che dopo anni di abbandoni e riprese ha dato sfogo al proprio talento e in due mesi ne ha steso la bozza.      Nato inizialmente con due protagonisti ,la storia si sviluppa come un buco in un collant da donna da cui si dipanano svariate smagliature e nella stessa maniera si intrecciano le storie dei protagonisti , che alla fine saranno nove , pur avendo come filo conduttore il mondo visto con gli occhi di una bambina , Nanà e i rapporti con sua nonna Olga e sua Madre Bruna , conflittuali come tutti i rapporti madre figlia.

Lo stile con una scrittura controllata, ricca di particolari , affonda poi nell’aspetto psicologico dei personaggi , creando quell’emotività che evoca i sentimenti e ripercorre situazioni comuni nelle esperienze .             L’uso sapiente dei flashback ha il risultato di mantenere alta l’attenzione dei  lettori , incollati al libro sin dalle prime fasi , che si aprono con un piccolo giallo.. l’assenza improvvisa di Olga e Sergio , due anziani reduci da altre esperienze familiari che a un certo punto decidono di vivere appieno il loro amore senile , facendo perdere le tracce ai propri figli , Bruna ,figlia di Olga e Ivan , figlio di Sergio .  Come sempre è L’assenza a definire le dimensioni umane di una persona e  che , nell’ormai consapevolezza dell’abbandono , parole e cose prendono forma seppur come ricordi: i protagonisti  cercano e trovano risposte a vite vissute troppo superficialmente ascoltando e ascoltandosi .

Storia nella storia , quella vissuta da Albertine , moglie di Ivan in Palestina , sua terra d’origine , con un racconto carico di brutture e dolore , da cui è difficile restare indifferenti .

Il finale vede il trionfo dell’amore di due vecchi , o meglio di due anziani , quasi come se fosse scandaloso che dopo una vita di sacrifici , spesa a favore dei figli e dei valori familiari , si possa ancora cercare il diritto alla felicità .

Il coraggio di amarsi esorcizza il rischio e la paura di logorare e compromettere i rapporti familiari ma soprattutto dona un nuovo significato , una forza ed una speranza alla parola  domani  in due persone di quasi 80 anni.

Giuseppe Cianciola

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *