LE VIE DELLA RIPRESA: IL CUNEO FISCALE

La spending review, se da una parte rappresenta il punto di partenza per contenere il debito pubblico e scongiurare il default, dall’altra è essenziale una politica fiscale che tenda a perseguire la crescita economica di un Paese.

La misura in cantiere per far decollare i consumi e consentire ai consumatori di spendere il proprio reddito è rappresentato dal cosiddetto “cuneo fiscale”. Esso rappresenta la differenza tra il costo del lavoro sostenuto dall’impresa/datore di lavoro (pari al 12% circa relativa ai contributi previdenziali ed assistenziali, a seconda delle categorie di lavoro e dai contratti collettivi) e la retribuzione netta (pari al 34% circa dell’IRPeF, a seconda della fascia di reddito) che viene percepita dal lavoratore/dipendente.

Il cuneo fiscale è costituito dai contributi e dalle imposte commisurati alla retribuzione (in totale pari al 46%, l’Italia è sesta nella classifica della pressione fiscale – dati OCSE). In sostanza è la differenza tra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto viene invece incassato dal lavoratore (esempio, retribuzione lorda mensile pari ad € 3.000,00 meno il 46%, uguale retribuzione netta mensile € 1.620,00 in busta paga). In altri termini e per usare un eufemismo la tassazione sul lavoro rappresenta un vero e proprio bene di lusso vista la tassazione al 46 per cento!

La questione fiscale dunque rappresenta non solo per i sindacati e Confindustria, ma per tutti i dipendenti la cartina tornasole rispetto agli interventi che l’esecutivo intenderà intraprendere. Una svolta sulla politica fiscale in questa direzione è diventata oggi non più rinviabile se si considera che i consumi sono scesi al di sotto delle stime.

La riduzione del carico sui redditi da lavoro, l’eliminazione della componente lavoro dalla base imponibile ai fini IRAP sono indispensabili per rilanciare la crescita e lo sviluppo, sfavorite da una maggiore e sempre più incisiva competizione straniera.

Proteggere il potere d’acquisto dei consumatori è condizione necessaria per abbattere ad ampio raggio il rischio d’incertezza del futuro, diffondendo al tempo stesso le speranza senza compromettere gli investimenti finanziari.

Le risorse da recuperare per abbassare la pressione fiscale sul lavoro si potrebbero trovare certamente da un taglio mirato della spesa pubblica: per esempio ridimensionare tutte le strutture dei Ministeri denominati “senza portafoglio” per farli diventare Uffici organicamente alle dipendenze dei Ministeri “con portafoglio”.

Inoltre, l’evasione sicuramente rappresenta un punto di riferimento per la finanza pubblica per incamerare fondi altrimenti sottratti alla legalità.

Non meno importante è la dismissione degli immobili pubblici. Ma attenzione, la vendita non deve essere un modo per svendere beni demaniali inutili, ma la concessione della gestione a privati con partecipazione statale sicuramente può alleggerire le spese di amministrazione dello Stato.

Pasquale Soriano

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