HALLOWEEN?!…no festeggio Ognissanti

Spopolano zucche, dolcetti e scherzetti. Le vetrine dei negozi,  in questo periodo, espongono prodotti o addobbi che richiamano la festa di Halloween, coreografie sui toni dell’arancio e del marrone che vogliono richiamare tutto tranne che l’autunno.

Halloween attira i bambini, ma coinvolge anche gli adulti con feste a tema e appuntamenti che danno vita, quasi, ad un secondo carnevale; le maestre invitano gli alunni ad andare in classe travestiti da cadaverini, scheletrini e vampirini. La festa di Halloween è diventata parte della programmazione dell’anno scolastico. Ma che ruolo hanno i docenti di religione?

Tutto questo la vigilia del giorno in cui la Chiesa Cattolica celebra la solennità di Tutti i Santi e quindi la Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Si tratta solo di due diverse tradizioni che si sovrappongono? Date che coincidono?

La società sta, da un po’ di anni, mettendo da parte tutto ciò che è “cristianesimo” dando spazio a ciò che proviene da altre tradizioni. Non si tratta solo di operazioni consumistiche, se così fosse saremmo ben lieti di contribuire all’aumento delle vendite, ma stiamo assistendo ad un tentativo di destabilizzazione del messaggio cristiano e della nostra tradizione, mettendo da parte il presepio, il crocifisso, la preghiera e la festa di ognissanti.

Il compito di riscoprire le tradizioni, di tramandarle e raccontarle ai bambini resta delegato a qualche nonno scrupoloso e alle parrocchie più attente.

Eppure le origini della Festa di Ognissanti o di Tutti i Santi, che cade il 1° novembre di ogni anno, sono lontanissime e si possono rintracciare al tempo dell’antica cultura delle popolazioni celtiche.

Che bello poter dire “anche io faccio parte di questa storia, porto il nome di un Santo”. Spesso però è proprio questo uno dei problemi; aumentano a dismisura i nomi stranieri appiccicati a bambini italianissimi, nomi di profumi, piante e nazioni che nulla hanno a che vedere con  i nostri Santi.

I processi storici e culturali che hanno portato questo giorno ad avere un’importanza assoluta nel mondo cattolico sono molti, ma in alcuni testi appaiono controversi e discordanti. Tutto sembrerebbe risalire alla cultura celtica la cui tradizione divideva l’anno solare in due periodi: quello in cui c’era la nascita e il rigoglio della natura e quello in cui la natura entrava in letargo passando un periodo di quiescenza. La tradizione colloca quindi il 1° novembre la festa dedicata a tutti i santi e, il giorno dopo, quella dedicata ai morti, che cade il 2 novembre.

Durante i festeggiamenti del 2 novembre, venivano ricordate le anime degli estinti, i loro cari si mascheravano da angeli e diavoli e, come nella tradizione celtica, accendevano grandi fuochi.

Nel 1475 la festività di Ognissanti venne resa obbligatoria in tutta la Chiesa d’occidente da Sisto IV ma il culto pagano, in special modo quello celtico, nonostante un lungo periodo di quasi totale dimenticanza, è sempre sopravvissuto nella cultura dei popoli europei fino ai giorni nostri. Infatti la notte di Nos Galan-Gaeaf dell’antica cultura celtica viene rievocata, soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, nella notte di Halloween il cui significato è proprio vigilia di Ognissanti o di Tutti i Santi (All Hallows = Tutti i Santi + eve = Vigilia).

Ci sono zone in Italia in cui è viva questa tradizione. In Sicilia, nella notte tra l’1 e il 2 novembre, i cari defunti fanno visita ai parenti ancora in vita, portando doni ai bambini.

In Puglia, in specifico ad Orsara di Puglia, un piccolo paese montano della provincia di Foggia, la notte tra l’1 ed il 2 di novembre si celebra l’antichissima notte del “fucacost” (fuoco fianco a fianco): davanti ad ogni casa vengono accesi dei falò (in origine di rami secchi di ginestra) che dovrebbero servire ad illuminare la strada di casa ai nostri cari defunti (in genere alle anime del purgatorio) che in quella notte tornano a trovarci. Sulla brace di questi falò, poi, viene cucinata della carne che si mangia in strada e viene offerta ai passanti. Nella giornata dell’1, nella piazza principale, si svolge, inoltre, la tradizionale gara delle zucche decorate (definite le “cocce priatorje” – le teste del purgatorio).

Si tratterebbe quindi così della stessa ricorrenza, semplicemente traviata dal culto per l’aldilà e il fascino per l’occulto?

Sicuramente la festa di tutti i Santi merita di essere festeggiata in ricordo del nome che portiamo, in memoria della nostra tradizione cristiana e per onorare i nostri cari defunti.

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